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Inaugurato il Sapei: finalmente la rete elettrica della Sardegna si connette a quella della Penisola
In un periodo in cui gli ideali federalisti balzano agli onori della cronaca e l’appuntamento con il 150° anniversario dell’unità di Italia è diventato spesso occasione per rimarcare un po’ di preoccupazione verso chi non sostiene uno Stato unitario, arriva finalmente una notizia positiva che unisce lo stivale più nei fatti che non nelle parole. Nei giorni scorsi infatti, seppur non se ne sia parlato tanto a livello nazionale, è stata inaugurata un’infrastruttura che l’Italia la unisce nel vero senso della parola.
Si tratta del Sapei (sigla di Sardegna-Penisola italiana) ovvero il cavo elettrico lungo 435 chilometri che collega il centro di Borgo Sabotino (Latina) a Fiumesanto (Sassari): finalmente quindi la rete elettrica della Penisola italiana sarà collegata a quella Sardegna. Si tratta del primo collegamento elettrico diretto tra la Sardegna e il continente, che era si attivo da qualche anno, ma soltanto in via sperimentale. Il cavo, che ha una potenza di 1.000 MW e un costo di 750 milioni di euro, è il più importante mai realizzato in Italia per una singola infrastruttura elettrica. Vantaggi? Sicuramente tantissimi e tutti estremamente importanti.
Innanzitutto la questione dell’approvvigionamento energetico della Sardegna: grazie al Sapei infatti l’isola non sarà più energeticamente slegata dalla rete nazionale e di conseguenza potrà contare sull’apporto della produzione nazionale, risparmiando così una marea di costi (si stima circa 70 milioni l’anno) che erano determinati dall’insularità di rete e dai maggiori costi che l’isolamento determinava. Ma c’è di più e quest’aspetto non può che far piacere a tutti i sostenitori delle energie rinnovabili: il surplus di energia prodotto potrà infatti essere esportata alla Penisola e per surplus intendo quella quota di energia generata dalle rinnovabili (in particolar modo dall’eolico e dal fotovoltaico) che in precedenza per problemi appunto di scarsa estensione della rete poteva essere utilizzata soltanto nei momenti di alta domanda energetica.
Si tratta quindi di uno strumento che potenzia la possibilità di far ricorso alle rinnovabili e crea le condizioni affinché la percentuale di energia pulita nel nostro mix energetico possa crescere senza creare problemi di stabilità alla rete. Infine (questo però è un desiderio più che un dato di fatto) si spera che attraverso questo strumento anche i costi delle aziende dell’isola possano subire un ritocco verso il basso, dato che da sempre la Sardegna, oltre all’handicap dei alti oneri di trasporto dei propri prodotti per l’esportazione via mare (condizione ovviamente obbligata), ha anche dovuto da sempre far fronte ad un costo più alto rispetto alla penisola per la produzione dell’energia elettrica.
Inaugurato il Sapei: finalmente la rete elettrica della Sardegna si connette a quella della Penisola
Il Sapei, cavo elettrico marino che collega la Sardegna alla Penisola, messo fuori uso da pochi pescatori
Il Sapei è un cavo sottomarino, attivo parzialmente dalla fine del 2009, che collega la rete elettrica insulare della Sardegna a quella della Penisola. Per Terna, la società che gestisce in Italia la trasmissione di energia elettrica, si tratta della punta di diamante fra tutte le nuove infrastrutture di rete. Il cavo, lungo 435 chilometri, si snoda sul fondo del Tirreno tra la Sardegna e il Lazio arrivando a circa 1.600 metri di profondità. Il suo costo è stato di circa 750 milioni di euro.
L’importanza di questa spesa è presto detta; attraverso questo collegamento infatti sarà possibile (usiamo il futuro in quanto il cavo non è ancora pienamente operativo) trasformare il sistema elettrico insulare della Sardegna in un sistema aperto. In sostanza un eventuale surplus di energia prodotto sull’isola potrebbe, non in quantità illimitata ovviamente, essere ceduto al resto della rete elettrica nazionale, non dimenticando che in caso di emergenza la Sardegna potrebbe avere la possibilità di rifarsi alla produzione energetica del continente.
Sin qui tutto bene, non fosse che qualche giorno fa il gioello di Terna ha mostrato alcuni limiti tecnologici andando in avaria. A fare notizia però non è tanto il guasto tecnico in sé, quanto la sua origine. A provocarlo sarebbero stati infatti alcuni pescatori che nelle vicinanze del cavo avrebbero buttato le loro reti a strascico.
Tale danneggiamento, informano in una nota i responsabili di Terna, ha richiesto il prolungamento, tempestivamente comunicato a tutti gli operatori del mercato elettrico, delle attività di manutenzione già previste in questo periodo. Rimane un dubbio. Può un’opera faraonica da 750 milioni di euro essere messa in crisi da poche reti di alcuni pescatori? Misteri italiani o comunque dettagli che non dovranno essere trascurati in futuro.
Al di là di questo curioso episodio resta fortunatamente sicuro il sistema elettrico sardo, il quale, fa sapere Terna, non evidenzia criticità particolari per la sicurezza. La connessione alla rete elettrica nazionale è infatti garantita dal collegamento Sacoi, cavo di minore portata, che assicura comunque un sostentamento per far fronte ad eventuali problemi della rete elettrica locale.
Via | Lanuovasardegna.it ; Terna.it
Foto | Flickr
