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Crescere in una fattoria protegge da allergie ed asma

Il diretto contatto con la natura e gli animali potenzia il nostro sistema immunitario, a patto di crescere in campagna e non di trasferirci dopo gli -anta, quando ormai le nostre difese si sono già costituite in un ambiente asettico. Lo rivela un recente studio condotto dai ricercatori della University of Bristol’s School of Veterinary Sciences, pubblicato sulla rivista Pediatric Allergy and Immunology.
La ricerca è stata condotta sui maiali, dal momento che hanno un sistema immunitario molto simile al nostro. I maialini sono stati divisi in due gruppi, porcellini allevati con latte artificiale ed in un ambiente asettico, molto simile alle case colme di disinfettanti in cui vivono oggi i bimbi, e porcellini cresciuti con la mamma in fattoria, senza l’ossessione per il granello di polvere insomma e per il più bianco che più bianco non si può.
Sorpresa, ma neanche tanto, i porcellini cresciuti in fattoria avevano il livello di linfociti T alle stelle. Tradotto, il loro sistema immunitario era più resistente ad allergie, infiammazioni, asma, eczema. Malattie che stanno rendendo la vita un inferno ai nostri bambini oggi. Riflettiamo.
Via | University of Bristol
Foto | Flickr
Le nuove centrali nucleari saranno veramente più sicure di quelle di Fukushima?

L’allarme nucleare giapponese è ancora lontano da una soluzione ma, già da qualche giorno, molti commentatori più o meno “esperti” sono stati interpellati per un commento sull’emergenza. Quello che tutti si chiedono, in questo momento, è se gli incidenti di Fukushima possano raggiungere la gravità di quello di Chernobyl che, essendo stato classificato al settimo grado della scala Ines, è il punto di riferimento negativo dell’insicurezza dell’energia nucleare.
Alcuni giorni fa Matthew Bunn, associate professor di Public Policy alla Harvard Kennedy School of Government, aveva categoricamente escluso l’ipotesi adducendo sei motivi per i quali gli incidenti giapponesi non avrebbero raggiunto la gravità di Chernobyl. Oggi arriva una nuova opinione, che afferma proprio il contrario.
E’ quella di Ezio Puppin, ingegnere nucleare, docente di fisica al Politecnico di Milano e presidente del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze fisiche della materia. Puppin, in una intervista al TgCom, afferma:
non si può escludere. In Urss la situazione era particolare: senza fondi e la gestione veniva effettuata in qualche modo. Qui siamo in Giappone, paese dell’eccellenza tecnologica, eppure siamo davanti a un problema che rischia di avere lo stesso epilogo. Sono successi due eventi terribili concatenati che hanno generato questa situazione di emergenza
Altra domanda molto interessante fatta al professore riguarda la presunta superiorità, in fatto di sicurezza, delle centrali moderne (come quelle che Enel ed Edf vorrebbero costruire in Italia, con il lasciapassare politico del governo Berlusconi), rispetto a quelle Tepco del Giappone. Risposta inquietante:
No. Non esiste di fatto il concetto di nuova generazione di centrale. Le centrali sia assomigliano tutte e la tecnologia è sempre quella da anni. La struttura di Fukushima è di tipo “Bwr” ovvero quel genere di centrali in cui l’acqua viene trasformata in vapore all’interno del reattore. Almeno un quarto degli impianti del mondo sono fatti così
Le nuove centrali nucleari saranno veramente più sicure di quelle di Fukushima?
Terremoto in Giappone e emergenza nucleare: 6 motivi per cui non sarà una nuova Chernobyl

La cronaca ci sta consegnano notizie piuttosto complesse in merito all’emergenza nucleare che sta vivendo oggi il Giappone. Perché di tale si tratta. Vorrei sottolineare che è un emergenza nell’emergenza. Il Paese appena 3 giorni fa è stato colpito duramente da un terremoto e da uno tsunami. I soccorsi sono in atto tra feriti, macerie e dispersi. Uno scenario che per certi versi noi italiani ben conosciamo e capiamo.
Scrivevo ieri che l’impressione è che si stia cercando di controllare l’eventuale esplosione del reattore nr.2 per tentare di contenere i danni. Il lavoro degli ingegneri giapponesi è assolutamente immane e va precisato. Ora il timore è che la situazione evolva verso una nuova Chernobyl, che è poi l’eventualità che più ci colpisce.
Già molti esperti e tra i primi Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e direttore del quotidiano Quale energia nonché antinuclearista sottolineò da Lilli Gruber a Otto e mezzo su La 7 che quanto stava accadendo nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi era completamente diverso da quanto accadde a Chernobyl ma molto più simile all’incidente di Three Miles Island negli Stati uniti. Più approfonditamente ne scrivo dopo il salto con la lista in 6 punti. Vi riporto dal punto 2 al punto 6 le considerazioni di Matthew Bunn associate professor di Public Policy alla Harvard Kennedy School of Government scritte per The Christian science monitor.
- Chernobyl e Fukushima Daiichi, centrali nucleari diverse
- Più precauzioni che a Chernobyl.
- E’ comunque il più grave incidente del dopo Chernobyl
- Dopo Chernobyl abbiamo imparato a gestire la sicurezza nucleare?
- La paura di un effetto Chernobyl
- Il mondo andrà avanti nel nucleare?
Sia il tipo di centrale, sia il tipo di incidente sono diversi. Questo non significa che il pericolo non ci sia, dipenderà dalla tenuta del contenitore del nocciolo. Se cede, allora il nocciolo, o per capirci meglio, le barre di uranio che sviluppano una temperatura altissima, a contatto con l’aria che si infiltra e con l’acqua del sistema di raffreddamento creerebbero vapore, sollevando una colonna di fumi radioattivi che potrebbe essere trasportata ovunque a seconda dei venti. La centrale di Chernobyl aveva la graffite anziché l’acqua. Infatti l’incidente di Fukushima è più simile a quello di Three Miles Island, avvenuto 25 anni fa negli Stati Uniti dove si è verificata la fusione parziale del nocciolo per un problema all’impianto di raffreddamento. A Chernobyl si trattò di una sperimentazione andata male. Le conseguenze però possono essere molto gravi. Se si rompe il sarcofago che contiene il nocciolo? A quel punto non basta più nemmeno l’acqua per spegnere il processo. Nel senso che la temperatura è troppo alta perché non si sprigionino comunque le colonne di vapori radioattivi. (Silvestrini a Il Fatto quotidiano del 13 marzo pag.3).
Per quanto cattivo questo incidente è meno drammatico di quello di Chernobyl. La diffusione della radioattività è inferiore. Circa 300mila persone sono già state evacuate. Qui non c’è la prospettiva di una reazione catena, così come accadde a Chernobyl. Quello che è successo è la fusione del combustibile nel reattore che ha liberato (per ora NdR) modeste quantità di cesio e di altri prodotti di fissione. C’è la possibilità che vi siano maggiori emissioni se il combustibile che si fonderà cadrà verso la parte inferiore del reattore e se brucerà il sarcofago di contenimento. A contatto con l’acqua ci sarà vapore radioattivo.
Da Chernobyl a oggi quello di Fukushima Daiichi è il peggior incidente nucleare e per certi aspetti peggiore anche di quello di Three Mile Island (TMI). A TMI, riuscirono a evitare le esplosioni di idrogeno che invece si sono verificate in Giappone e ci furono meno emissioni radioattive. A TMI, andò distrutto il nucleao di un reattore mentre in Giappone in almeno due si è verificata la parziale fusione del combustibile.
Dagli esperti del nucleare, ai pro nuclearisti ci sentiamo dire: le centrali nucleari sono sicure. Ma siamo pronti alla sicurezza? Anche gli stessi media giapponesi hanno sempre sottolineato che la centrale nucleare di Fukushima Daiichi era stata progettata per resistere a terremoti eccezionali, solo che questa volta il terremoto è stato più che eccezionale e seguito da un maremoto. Chi lavora nel settore nucleare è addestrato sin dal primo giorno a pensare alla sicurezza e di questo ne sono assolutamente convinta. Ma la sicurezza spesso viene gestita attraverso briefing fatti una volta l’anno e che durano mezz’ora. Forse da Chernobyl a oggi non abbiamo ancora imparato che la sicurezza deve essere globale e riguardarci tutti.
Inutile dire che l’impatto psicologico e emotivo del disastro di Chernobyl è ancora vivo. E’ un fantasma e le rassicurazioni che arrivano sortiscono l’effetto contrario.
Resta da vedere quale impatto avrà il futuro dell’energia nucleare in Giappone e altrove. La Cina continuerà probabilmente i suoi progetti ambiziosi, per esempio. Ma se devo tirare ad indovinare, direi che la percezione del pubblico e degli investitori rispetto alla sicurezza delle centrali nucleari in tutto il mondo ha subito un colpo serio e duraturo. L’attuale crisi non si sta verificando in un paese in via di sviluppo che ha appena costruito il suo primo impianto e non ha avuto il tempo di sviluppare una corretta cultura della sicurezza. E’ accaduto in Giappone una delle nazioni della Terra più ricche, più esperte e più attenta alla sicurezza sulla terra. E’ vero che i reattori sono stati progettati nel passato e che attualmente sono in progettazione nuovi reattori che si dice siano più sicuri ma la logica dell’opinione pubblica vuole che la questione non sia affrontata nella maniera corretta. La mia ipotesi è che, mentre assisteremo a una certa crescita del nucleare in alcuni luoghi, le prospettive di crescita su scala, necessarie per far si che il nucleare sia una parte considerevole della risposta alla riduzione dei gas serra, saranno sostanzialmente ridotte.
Foto | Google maps
Terremoto in Giappone e emergenza nucleare: 6 motivi per cui non sarà una nuova Chernobyl
A Manila la prima scuola fatta di bottiglie di plastica
A San Pablo , provincia di Laguna , nelle Filippine, decine di muratori-volontari sono accorsi alla chiamata della MyShelter Foudation e si sono armati di malta iniziando ad erigere i muri di una nuova scuola. La malta e le cazzuole le metteva a disposizione l’organizzazione ma la materia prima la dovevano procurare loro: bottiglie di plastica da 1.5 e 2 litri.
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A Manila la prima scuola fatta di bottiglie di plastica
Inquinamento e salute: l’eccesso di PM10 favorisce le trombosi venose
Che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) non facesse bene alla salute lo sapevano già tutti. Fino ad oggi, però, l’attenzione dei medici si era concentrata sulle vie respiratorie e le loro malattie, cancri al polmone compresi.
Adesso arriva un nuovo studio che mette, purtroppo ci sarebbe da aggiungere, altra carne al fuoco. Secondo Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston, infatti, anche il sistema circolatorio non gode molto con le polveri sottili.
Insieme al centro Trombosi della Fondazione ospedale Maggiore Beccarelli ha analizzato i dati di circa duemila persone arrivando a stabilire una assai probabile correlazione tra PM10 e trombosi venosa profonda. Una brutta bestia di cui potete vedere, anche se probabilmente non capire, una foto in alto a sinistra.
I dati che emergono dallo studio sono abbastanza allarmanti, come conferma lo stesso ricercatore:
Realizzata in Lombardia, coinvolgendo più di duemila persone, l’indagine ha evidenziato che, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi
A diffondere questo triste annuncio ci hanno pensato gli zelantissimi aderenti all’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma che, dopo aver mostrato come l’inceneritore che qualcuno vorrebbe costruirgli in città sorgerebbe a due passi da aziende alimentari come la Barilla, ora saggiamente si chiedono: se già Parma sfora i limiti di PM10 con il solo traffico cittadino, cosa potrebbe accadere se realmente facessero l’inceneritore?
Via | Associazione Gestione Corretta dei Rifiuti
Inquinamento e salute: l’eccesso di PM10 favorisce le trombosi venose
Orti biologici a scuola, coltivare rende i bambini più intelligenti
Stanno avendo molto successo, in numerosi Paesi d’Europa e negli USA gli orti biologici didattici.

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Smog, ictus ed infarto aumentano in città inquinate
Nelle città inquinate si è più esposti al rischio di ictus ed infarto .

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Marea nera: disastro peggiore di Cernobyl
Secondo le stime effettuate da Greenpeace , il bilancio dell’ormai famosa “marea nera” potrebbe essere ben peggiore rispetto alle stime ufficiali. L’associazione ambientalista infatti parla di una fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Deepwater Horizon di circa 10 volte maggiore rispetto a quanto dichiarato. Non che quello che la BP dichiari sia poco.

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Marea nera: disastro peggiore di Cernobyl
Architettura sostenibile: 10 tetti verdi mozzafiato
L’architettura si muove sempre di più verso la sostenibilità, verso una integrazione della natura all’interno degli edifici, e verso una ricerca di materiali che siano il più possibile sostenibili. Dalla nuova integrazione tra natura e architettura nascono giardini pensili, tetti che sono dei veri e propri giardini, muri verdi che permettono agli edifici di respirare.
The Coolist ha stilato la classifica dei 10 capolavori di architettura sostenibile dotati di tetti verdi. Io ho deciso di aprire con la Nanyang School of Arts di Singapore, con il suo tetto mozzafiato piantato nel 2008. Tra i 10 tetti, ad ognuno dei quali The Coolist dedica una gallery per chi vuole ammirare dettagli e particolari, c’è anche l’Accademia delle Scienze della California, opera di Renzo Piano, il cui tetto è uno tra i migliori esempi di green roof al mondo, integrazione perfetta tra architettura e natura: i 2 acri e mezzo del tetto ospitano piante locali per la conservazione della biodiversità.
via | thecoolist

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Architettura sostenibile: 10 tetti verdi mozzafiato
Sparita un isola nell’ Oceano indiano

Verrebbe da dire:”tra i due litiganti…il terzo sparisce”. E’ proprio quanto è accaduto nell’Oceano indiano a proposito di un’isoletta contesa tra India e Bangladesh. L’isola, disabitata era conosciuta come Isola New Moore per l’India e Isola South Talpatti per il Bangladesh. Recenti immagini raccolte dalla School of Oceanographic Studies di Calcutta attestano che l’isola ora è sott’acqua. Gli scienziati sostengono che a rischio dell’innalzamento delle acque ci sono anche altre isole, considerato che l’isola New Moore era 2 metri al di sopra del livello del mare.
Il professore Sugata Hazra della School of Oceanographic Studies ha osservato che i livelli del mare nel Golfo del bengala sono aumentati molto più velocemente negli ultimi 10 anni più che nei precedenti 15. Prevede che nel prossimo decennio altre isole nella regione del delta del Sundarbans seguiranno il destino di New Moore.
Via | BBC
Foto | Daily World Buzz

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