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Referendum nucleare Sardegna, atomo bocciato

Referendum sul nucleare in Sardegna : l’ atomo è stato bocciato , stando agli ultimi dati pervenuti.

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Referendum nucleare Sardegna, atomo bocciato

Lo scippo, a Annozero il referendum sul nucleare e i segreti di Fukushima Daiichi

annozero lo scippo

Finalmente una trasmissione televisiva del servizio pubblico, Annozero su RaiDue, si è occupata dei referendum sulle centrali nucleari, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento che si terranno il 12 e 13 giugno (vale la pena ricordarlo: si va a votare). A Annozero ieri, la puntata intitolata Lo scippo che evidentemente si riferisce allo scippo dei referendum. In studio il contraddittorio da manuale: Antonio Di Pietro e Angelo Bonelli si sono confrontati con Maurizio Lupi e Franco Battaglia (favorevole al nucleare e convinto della sicurezza dei depositi di scorie nucleari).

Annozero, nel dibattito accoglie la voce del Forum per l’acqua pubblica e le preoccupazioni degli abitanti di Saluggia per il deposito di stoccaggio di scorie nucleari. In tutto ciò arriva al grande pubblico anche la sconcertante storia di Hitachi e Tepco e del reattore nr.4 di Fukushima Daiichi, attraverso le immagini del reportage Nucléaire, la filière du silence di Stefhanie LeBrun e Christophe Barreyre di France2 sebbene ridotto a poco più di due minuti (dopo il salto il servizio originale in francese). Il filmato racconta la storia dell’ingegnere Mitsuhiko Tanaka, il progettista del reattore nr.4 di Fukushima Daiichi. Per ora questa sorta di trailer in italiano è visibile dalla puntata generale andando sul tempo 1.43.31 . Gli autori del reportage registrano una verità agghiacciante, ossia alla base dell incidente al reattore nr.4 ci sarebbe un difetto di fabbricazione: il vessel era già danneggiato quando è partito dalla fonderia nel 1974 ma nessuno ha pensato di sostituirlo perché troppo costoso. E allora? Meglio mascherare il problema. E’ quanto confessa di aver fatto l’ingegnere Tanaka e di essere stato pagato per il suo silenzio circa 3milioni di dollari.

Il racconto dell’ingegnere Tanaka, durato tre ore è impressionante:

L’agenzia di sicurezza nazionale ha detto se c’è stato un problema del genere allora è grave. Ma lo Stato ha concluso che se Hitachi dice che non c’è stato un problema allora non c’è problema e il dossier è stato chiuso in due giorni. La centrale nucleare è stata progettata dal presupposto che l’ambiente rimanga immutato e solo in previsione di deboli terremoti.


Japon : Nucl

Caserta, esonda il Garigliano: a rischio l’ex centrale nucleare con le scorie

la centrale nucleare del Garigliano inondata Sta esondando il fiume Garigliano, in provincia di Caserta e l’onda di piena è di circa 2468 mc/s (metri cubi al secondo), proprio nei pressi dell’ex centrale nucleare e nella zona dove Sogin sta terminando la costruzione di un deposito per le scorie nucleari. Il comune che più paga le conseguenze delle radiazioni ancora emesse dalla centrale è S.Castrese in provincia di Caserta, come ebbe modo di denunciare Marcantonio Tebaldi.

Scrive il Comitato antinucleare Garigliano:

Una volta ancora la centrale si trova in ammollo, più volte è stata fatta notare la natura golenale dell’area, anche per questo motivo, oltre che per l’alta sismicità, si è sempre detto che l’area è inadatta ad ospitare centrali e anche depositi di scorie, sia essi nazionali che temporanei. Berlusconi rimanda all’estate tutte le discussioni sul nucleare italiano, secondo lui ciò che sta succedendo in Giappone coinvolge troppo a livello emotivo per conservare un modo lucido di vedere le cose; mi domando se dietro le foto qui riportate vi sia semplice emotività o reale allarme, cosa sarebbe successo se oggi a S. Castrese ci fosse stata una centrale attiva e non fermata nel 1982.

Dichiara in un comunicato stampa Angelo Bonelli presidente dei Verdi:

Siamo molto preoccupati dal fatto che la Sogin ha previsto proprio nell’area della ex centrale del Garigliano un deposito di materiali radioattivi che è stato burocraticamente definito ‘temporaneo’ e che è attualmente in costruzione. Ricordiamo che negli scorsi mesi abbiamo più volte chiesto alla Sogin di poter visitare l’impianto, permesso che ci è stato ripetutamente negato. Questa è un’ulteriore dimostrazione che qualsiasi avventura atomica nel nostro paese sarebbe una vera e propria follia a causa non solo del rischio sismico ma anche di un elevatissima fragilità idrogeologica.

Foto | Protezione civile di Sessa Aurunca

Caserta, esonda il Garigliano: a rischio l’ex centrale nucleare con le scorie

Giappone e WikiLeaks, in un cablogramma critiche alla strategia nucleare

Taro Kono

Ieri The Guardian ha pubblicato un cablogramma divulgato da Wikileaks in merito ad una serie di critiche relative alla strategia nucleare del Giappone esposte nel 2008 da Taro Kono (in alto nella foto), membro della camera bassa del parlamento giapponese.

L’occasione fu data da un incontro con l’ambasciatore americano a cui Taro Kono affidò le sue impressioni, anzi per alcune circostanze vere e proprie denunce. Parlò di occultamento di informazioni nel caso di alcune centrali nucleari e evidenziò le sue perplessità rispetto al trattamento del combustibile nucleare esaurito, sostanzialmente le scorie nucleari e presentato alla gente come programma di riciclo dell’uranio. Sottolineò infine come nel suo paese mancasse una vera e propria strategia energetica che avrebbe dovuto prendere in considerazione le rinnovabili.

Accusa Kono il METI Ministry of Economy, Trade, and Industry di coprire incidenti nucleari occultando i veri costi dei problemi associati all’industria nucleare. Ha sostenuto che i parlamentari vivono un momento difficile nel seguire il messaggio degli Stati Uniti in materia di energia nucleare perché il METI raccoglie e sceglie quelle parti del messaggio che gli interessano. Ai parlamentari giunge la sola informazione filtrata dal METI e ha osservato che nel Parlamento vi sono burocrati professionisti che seguono solo i dettami del ministero.

Kono anche sollevato la questione delle scorie nucleari, commentando che il Giappone non aveva un piano permanente e quindi non c’è soluzione al problema dello stoccaggio. Ha citato l’attività sismica estesa del Giappone e l’abbondanza delle acque sotterranee e messo in discussione il fatto che forse non c’era veramente un posto sicuro per stoccare le scorie nella “terra dei vulcani”. Ha osservato che il sito di stoccaggio di Rokkasho era inteso solo come sito di permanenza temporanea per i rifiuti di alto livello. Il governo locale Rokkasho, ha detto, aveva accettato di ospitare temporaneamente i rifiuti a patto che poi fossero stati spostati di li. Ha detto di essere rimasto sorpreso sul fallimento del deposito di Yucca Mountain negli Stati Uniti.

Spiega Taro Kono che il programma di ritrattamento del Giappone era stato concepito come parte di un ciclo nucleare progettato per utilizzare combustibile ritrattato in reattori autofertilizzanti veloci (FBR). Tuttavia, questi reattori non sono stati impiegati con successo, e un prototipo di FBR a Monju è ancora off-line dopo un incidente nel 1995. Dopo di ciò la compagnia elettrica progettò di alimentare i reattori con il Mox. Ma fa notare Taro Kono il prezzo è risultato troppo elevato e i consumatori giapponesi lo hanno pagato inconsapevolmente sulle loro bollette elettriche.

Per rendere l’idea del potere che le compagnie elettriche esercitavano sulle scelte nucleari e sulla gestione economica dell’elettricità, racconta di quando una Tv giapponese aveva programmato con lui una serie di tre interviste sulle questioni nucleari. Riuscì a farne solo una le altre due furono cancellate poiché una società elettrica minacciò di ritirare la sua pubblicità dalla rete.

Kono prosegue nelle sue rivelazioni e spiega che sia il Ministero per l’economia e sia il Ministero dell’Industria sono di fatto ostaggio delle compagnie elettriche, tant’è che a proposito delle energie rinnovabili fu confezionata una legge apposita per sfavorirle. In pratica le compagnie elettriche potevano acquistare solo piccole quantità di energie rinnovabili e proseguire nel nucleare. Anzi, a Hokkaido ci sarebbe stata la possibilità di sfruttare consistentemente l’energia eolica a Hokkaido. Progetto annullato perché secondo l’azienda elettrica il Giappone non disporrebbe di sufficiente capacità di rete. Kono ha notato però che esiste la rete inutilizzata di Hokkaido e Honshu tenuta come riserva per le emergenze. Appunto si chiedeva come mai non era possibile aggiungere semplicemente alla rete di emergenza l’energia eolica.

Via | Express
Foto | Flickr

Giappone e WikiLeaks, in un cablogramma critiche alla strategia nucleare

Nucleare: “Si vada al referendum e decidano gli italiani”

Sulla scia dell’ allarme nucleare delle centrali in Giappone, anche l’Italia ricorda del possibile rischio per l’apertura di nuove centrali nel Paese.

Read the original here:
Nucleare: “Si vada al referendum e decidano gli italiani”

Sicurezza nucleare e terremoto in Giappone: smentito Chicco Testa

chicco testa smentito da lilli gruber a otto e mezzo su la7

Circa ventiquattro ore dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, conseguenza del tremendo terremoto seguito dallo tsunami che ha colpito ieri il Giappone, viene smentito dai fatti Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano e intervistato appena ieri daLilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Testa con assoluta sicumera aveva dichiarato durante l’intervista di ieri, che nelle centrali nucleari i sistemi di sicurezza sono talmente affidabili che un incidente risulta essere una remota ipotesi. E riporta le sue informazioni, presumo date dalle stesse autorità Giapponesi, che saranno poi qualche ora dopo smentite dal botto. Da quel che sa lui sono intervenuti con i sistemi elettrogeni e che il reattore è stato messo in sicurezza:

Fino a adesso, in tutto il sistema energetico giapponese le centrali nucleari sono quelle che hanno retto e si sono arrestate.

Gianni Silvestrini direttore scientifico del Kyoto Club è l’altro ospite e avrà il duro compito di smontare le inutili faziosità di Testa e di provare a spiegare un po’ come stanno le cose, il che per un anti nuclearista è una doppia fatica. Chiarisce subito che in Giappone le autorità non hanno mai brillato per trasparenza e considerati i danni che ci sono stati anche a una diga e a una raffineria lo scenario non è dei più rassicuranti. Un incidente a una centrale nucleare è certamente più complesso e già nel 2007 in Giappone ci fu un incidente alla centrale nucleare di Kashiwazaki Kariwa fatto per cui restò ferma per un paio di anni.

La Gruber perciò sollecita Testa a inquadrare lo scenario peggiore rispetto all’incidente che andava a profilarsi. Testa da nuclearista convinto, direi fazioso, piuttosto che ammettere che sì, degli evidenti segnali di pericolo esistevano, ne approfitta per fare politica pro nucleare, per attaccare inutilmente Bonelli e Di Pietro e dice:

Nel sistema energetico giapponese le centrali nucleari sono state quelle che hanno dato prova di maggiore sicurezza. Guardate gli effetti del terremoto sulla raffineria. Ma noi ci preoccupiamo, forse del fatto che potrebbe succedere una cosa che non è successa. E come nei tribunali quando il giudice cerca l’inversione della prova.

La povera Gruber per provare a spiegare agli italiani cosa accadrebbe nel caso si verificasse un incidente nucleare deve chiedere il parere di Silvestrini perché nel frattempo Testa continua la polemica contro Di Pietro. A Silvestrini antinuclearista, lo ribadisco, tocca spiegare che forse questo genere di incidenti sarebbero molto limitati con le centrali di IV generazione e che nel caso della centrale Giapponese invece la situazione è piuttosto alterata.

La Gruber ancora passa l’assist a Testa per dargli l’ennesima possibilità di dire come stanno le cose e spiega che in Italia andremo, forse, referendum permettendo, installare centrali nucleari di III generazione, ossia con reattori EPR, che sono prototipo, del tipo di Flamanville e Olkiuoto che stanno mandando sul lastrico Areva e non considerate sicure come quelle di IV attualmente oggetto di studio. Testa perde ancora questa possibilità e si fionda sui disastri del dopo terremoto che hanno colpito il Giappone come la diga andata distrutta. E aggiunge:

Non sono qui a dire che il nucleare è ultrasicuro ma a dire che con le procedure di sicurezza i danni vengono minimizzati.

E procede insistendo con gli oleodotti in fiamme. La Gruber avvilita passa la parola a Silvestrini. Ma Testa la interrompe sottolineando che nonostante gli incidenti nucleari avuti in Giappone hanno centrali nucleari, sarebbero perciò dei pazzi? chiede Testa? Niente da fare: siamo allo spin doctor. A Silvestrini tocca ricordare che in Italia nella migliore della ipotesi si inizierà a produrre energia nucleare nel 2030 con centrali nucleari di III generazione e che al contrario nel 2020 il fotovoltaico potrà essere competitivo con la produzione di energia. E’ uno scenario nuovo sebbene il sistema incentivi vada rivisto. In Italia ci sono 200mila impianti che garantiscono un sistema energetico è più sicuro.

Sapevate che Testa è proprietario di alcuni impianti fotovoltaici essendo il presidente di una società che li produce? Ebbene trova che il solare sia costoso. E tira fuori l’esempio delle squadre di calcio ricordando che avremmo bisogno di tutte le fonti di energia. Silvestrini con una pazienza infinita deve ribadire che con le rinnovabili cambia totalmente il sistema di gestione dell’energia e che non ci saranno più le grandi centrali energetiche di una volta ma tante piccole centrali che saranno alla base di grid di diffusione (sarà questo il problema di Testa?).

Capitolo scorie nucleari. Un servizio introduce la situazione in Italia rispetto alle vecchie scorie delle centrali nucleari dismesse chiuse proprio da un referendum promosso da Testa. Perché non si risolve il problema delle scorie nucleari? Secondo Testa:

Perché c’è un sistema opinione pubblica che dice sempre no alle soluzioni.

Il buon Silvestrini deve fare ancora una volta chiarezza. Ma a Testa non interessa e la butta in caciara con la foto delle scorie nucleari dei rifiuti ospedalieri. Insomma Silvestrini deve spiegare che nessun paese al mondo ha risolto il problema delle scorie nucleari spiegano che non esiste una chiusura del ciclo. Ricorda l’esempio dell’ipotetico deposito di Yucca Mountain. Ammette Testa che il problema è serio ma meno delle ceneri del carbone. Dunque considerato che il Pianeta è inquinato conviene continuare a inquinarlo. Continua a buttarla in caciara sbroccando del tutto e parla di leggende metropolitane, dell’annincio di Hillary Clinton che dice di inviare liquido refrigerante, ossia acqua, in Giappone. Lilli Gruber da vera domatrice lo blocca e riporta la discussione nei binari della serietà e dell’informazione. Silvetrini ribadisce che per costruire centrali nucleari c’è bisogno di un paese in grado di farlo. Noi non abbiamo neanche la sede dell’Agenzia e si dice convinto che il progetto finirà nelle sabbie mobili e per il momento sopratutto non c’è un euro. Testa conferma che finora sono stati spesi spiccioli, e è l’unica volta in cui apparirà totalmente sincero.

Sicurezza nucleare e terremoto in Giappone: smentito Chicco Testa

La sfida degli americani: provare a riciclare le scorie nucleari

il sito di stoccaggio e vitrificazione di scorie nucleari

Un gruppo di esperti russi del Centro federale nucleare ha ispezionato l’impianto di vitrificazione di scorie nucleari di Hanford (che ricordo è un impianto di tipo militare) lungo il corso del fiume Columbia (Stato di Washington) negli Stati Uniti. L’obiettivo era familiarizzare con i sistemi di riciclo delle scorie nucleari. Il sito che è anche un deposito di stoccaggio, in fase di smantellamento, conserva in 177 contenitori speciali circa 200milioni di litri di scorie.

Hanford è un cimitero di scorie e una vera e propria pecca per l’amministrazione americana tanto che è stato creato un sito web ad hoc per informare i cittadini costantemente. Negli Usa ci sono almeno 10 depositi provvisori di scorie nucleari e altrettanti siti da decontaminare. L’idea del Doe, Dipartimento dell’Energia prevedeva di trasformare i rifiuti in vetro mediante un processo chiamato bulk vitrification. Il progetto sembrava fattibile tanto che nel 2005 si iniziò la costruzione del padiglione che doveva ospitare la filiera del processo di riconversione delle scorie nucleari in vetro (scusate se la spiego così brutalmente). Ma non hanno funzionato i mixer pulse-jet, come racconta bene Ises, riportando un articolo del Seattle Times.

Nonostante la costruzione del padiglione continui, al Doe pensano a possibili alternative come lo steam reforming- trasformazione con vapore. La tecnologia utilizza vapore surriscaldato e carbone per combinare argilla e rifiuti in una ceramica granulare più facile da smaltire grazie alla forma solida.

He detto Jane Hedges, manager del Nuclear Waste Program per il Department of Ecology:

Siamo molto, ma molto scettici.

Rispetto alla bulk vitrification lo steam reforming è considerata una tecnologia più matura poiché già da almeno una decina di anni si trattano le resine radioattive scarto del nucleare derivato da attività commerciali. Il progetto si rende necessario dopo l’abbandono del deposito di Yucca Mountain, ma nonostante gli sforzi le scorie per ora restano dove sono.

» Un po’ di approfondimento sulle scorie nucleari e siti di stoccaggio qui.

Via | Rian, Sifi, Tri City Herald
Foto | Hanford

La sfida degli americani: provare a riciclare le scorie nucleari

Franco Battaglia: "Nucleare? Si, pefavore". E le scorie le vorrebbe vicino casa sua

Franco Battaglia vivrebbe accanto a un deposito di scorie nucleari Franco Battaglia, noto ambientalista alla stregua di Chicco Testa, non ha dubbi: vivrebbe accanto a un deposito di scorie nucleari. Io, intanto, se davvero ci vuole dimostrare che non c’è da avere paura, lo inviterei a trasferirsi a Saluggia dove appunto Sogin è stata autorizzata dal Ministero dell’Ambiente a costruirne uno.

Poi, se si tratta dell’ennesima provocazione per ri-pubblicizzare il suo libro Energia Nucleare? Si, perfavore (Hoepli, pagg.190 euro 15,00) allora forse è un altro discorso.

Intanto la Gazzetta di Modena ha raccolto le sue perle ambientaliste (tra cui l’elettrosmog non esiste; i cibi Ogm sono più sani di quelli biologici, ecc. ecc.) in merito anche alle energie rinnovabili:

Il contributo delle rinnovabili alla sola produzione elettrica mondiale è passato dal 22% nel 1980 al 18% oggi, a dispetto nei faraonici sforzi economici compiuti nel mondo in installazioni eoliche e fotovoltaiche. La ragione è semplicemente tecnica: noi usiamo l’energia con una modalità molto particolare: essa deve essere disponibile nel momento stesso in cui serve, dove serve e con la potenza che serve, né di più né di meno. Se si aggiunge che, a parità di energia annua erogata, un impianto eolico costa il doppio di uno nucleare e uno Fv costa 20 volte quello nucleare.

Secondo Battaglia neanche l’incidente di Chernobyl può rappresentare un reale deterrente all’installazione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese, tant’è che lo liquida così:

La lezione di Chernobyl è che il nucleare è la tecnologia di produzione elettrica più sicura che c’è. Quell’evento (che non fu un incidente, ma la conseguenza di un esperimento che, vietato da tutte le norme di sicurezza, fu lo steso eseguito perché ordinato dai funzionari di un criminale regime comunista) causò la morte di sole 3 persone che lavoravano alla centrale al momento dell’esplosione. Il regime comunista, inviò soccorritori a spegnere gli incendi senza dotarli di alcuna protezione dalla fuoriuscita di radiazione: in sostanza inviò lavoratori al suicidio, e nei successivi 3 mesi ne morirono, senza che ce ne fosse alcun bisogno, altri 28. A parte questi 31 casi tra lavoratori alla centrale e soccorritori, la popolazione civile non ebbe alcun caso fatale e alcuna conseguenza sanitaria di nessun tipo. Senza timore di essere smentito, il numero di morti tra la popolazione civile per l’evento di Chernobyl è stato, in 25 anni, pari a zero. Ripeto: zero. Corre l’obbligo di ricordare che il disastro del Vajont fece 2000 morti in una notte.

E vi completo il quadro con le belle parole che riserva alla eventuale presenza di un deposito di scorie nucleari vicino casa sua:

Ottima idea: vuol dire che avrei vicino casa un polo di alta tecnologia e avrei anche la sicurezza di essere uno dei cittadini meglio radioprotetti del Paese.

A me queste dichiarazioni non fanno rabbia e neanche mi fanno sorridere, ma le trovo utili, perché sono il forte bastione su cui poggia l’anti-nuclearismo degli italiani. La verità su quel terribile incidente è sotto gli occhi di tutti: le radiazioni ancora oggi producono morti per cancro. So già che molti di voi scriveranno nei loro commenti che non è così, che non ci sono studi scientifici e allegheranno link, presunte prove scientifiche, insomma tutto il malloppone di prove da scettici che si riveleranno, per fortuna, totalmente inutili. Più sarà negata questa semplice verità; ossia che le radiazioni nucleari sono pericolose, più la gente si ostinerà a non volere centrali nucleari sul proprio territorio. Inoltre, più i nuclearisti si vorranno far passare per espertoni, intelliggentoni sottutto io, più saranno destinati a perdere la partita. Gli italiani per ora, sono solo in letargo, ma non sono stupidi.

Via | Gazzetta di Modena
Foto | Gazzetta di Reggio

Franco Battaglia: “Nucleare? Si, pefavore”. E le scorie le vorrebbe vicino casa sua

Svizzera, referendum nucleari: si alla centrale di Mühleberg II no alle scorie a Nidwaldo

svizzera si alle centrali nucleari no ai depositi di scorie radioattive Gli svizzeri ieri sono stati impegnati a votare una serie di 13 referendum inclusi due relativi alla costruzione della nuova centrale nucleare di Mühleberg II e al deposito di scorie a Nidwaldo.

I referendum popolari erano di tipo consultivo ma hanno rappresentato comunque, una cartina di tornasole sugli orientamenti degli svizzeri: si il 51,2% dei voti a favore alla costruzione nuova centrale nucleare, che andrà a sostituire quella attuale in attività da oltre 40 anni e no per il 79,7% dei votanti al deposito di scorie nucleari a Wellenberg.

Il risultato giunge un po’ a sorpresa, il governo cantonale di Berna è a maggioranza rosso-verde e spesso si era già opposto alla costruzione di una nuova centrale. Esulta perciò la BKW, Azienda elettrica Bernese che però non fornisce una risposta in merito allo stoccaggio delle scorie nucleari. E difatti, l’altro referendum che si è tenuto a Nidwaldo ha ribadito il parere dei cittadini che ha respinto la costruzione di un deposito di scorie nucleari sotto il Wellenberg, la montagna valutata come sito idoneo. Ma lo scorso settembre il 64% dei nidwaldesi aveva votato contro l’uscita dal nucleare.

Via | Swissinfo, Ticino Libero

Svizzera, referendum nucleari: si alla centrale di Mühleberg II no alle scorie a Nidwaldo

Usa, ritirati i chewing gum Rifiuti tossici – scorie nucleari

gomme alle scorie nucleari Non è colpa mia se il marketing ama i rifiuti tossici e le scorie nucleari. Dopo l’italica provocazione dello sgabello con scorie nucleari ecco le gomme Toxix Waste – Nuclear fudge prodotte dalla Candy Dynamics.

E come mai siamo venuti a conoscenza di questo ameno chewing gum? Perché la Fda ha emesso un recall, ossia il ritiro dal mercato di queste cicche a causa dell’elevata presenza di piombo: 0,31 ppM su un limite max consentito di 0, 1ppM. Lo so, sembra una barzelletta ma non lo è.

La prima considerazione: la gomma da masticare è uno di quei prodotti progettati per non essere biodegradabili e per lordare alla grande. Per eliminare una gomma da masticare ci vogliono cinque anni e per toglierla, se appiccicata sull’asfalto, ci vogliono 2 minuti al costo di 1 euro. La seconda considerazione: quanta chimica c’è nel chewing gum? Infine la terza considerazione: perché al marketing piace l’energia nucleare?

Via | Giann
Foto | Giann

Usa, ritirati i chewing gum Rifiuti tossici – scorie nucleari