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Congresso di Durban: Europa più dura del solito mentre gli Usa chiedono a Obama di fare qualcosa
Una svolta nelle trattative di Durban potrebbe essere stata impressa nelle ultime 24 ore.
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Congresso di Durban: Europa più dura del solito mentre gli Usa chiedono a Obama di fare qualcosa
Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?

Si è aperta oggi a Durban in Sud Africa la Conferenza Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima. I lavori si concluderanno il prossimo 9 dicembre, la vera giornata in cui emergeranno documenti, accordi e intese semmai ce ne saranno. Vi prendono parte 200 Paesi rappresentati da oltre 3000 delegati (a cui vanno aggiunti interpreti, segretari, stampa ecc. ecc) che hanno preso un botto di aerei per essere li: di videoconferenze per ora non se ne parla. Si spera saranno adottati sistemi di compensazione delle emissioni.
Detto ciò i delegati, tra cui anche il nostro ministro Clini, discuteranno del se, come e quanto prolungare il Protocollo di Kyoto che scadrà così com’è nel 2012. Non solo: ma anche di quanti soldi, lo chiamano Fondo verde, si possono riservare ai Paesi in via di sviluppo per far si che riducano le loro emissioni. Sostanzialmente un sistema per evitare che crescano troppo, emettendo tanta CO2, per vendergli un po’ delle nostre tecnologie green che qui non acquista nessuno e per tenere l’economia che gira poco ma ancora gira dentro i cosidetti Paesi industrializzati.
Lo scenario è complesso e molto: Canada, Russia e Giappone non sono interessati a prolungare Kyoto fino al 2015 perché Stati Uniti e Cina non hanno di fatto un impegno a ridurre le loro emissioni. Capricci di bambini? macché! Miliardi di dollari in gioco, materie prime e approvvigionamenti energetici.
Ridurre le emissioni secondo la maggior parte degli industriali di Stati Uniti e Cina e anche per quelli italiani, vuol dire , per come stanno messe le industrie ora, abbassare le quote di produzione. Già già, perché nessuno, ma proprio nessuno in tempi di crisi come quelli attuali pensa che sia possibile smettere di produrre, iniziare a riconvertire le aziende (senza ammortizzatori statali, giammai!), riprendere la produzione in versione sostenibile. La green economy è nella testa e nelle tasche di pochi: il resto delle potenti lobby industriali quasi quasi invoca i cambiamenti climatici come opzione di business e calcio alla crisi economica.
Per l’Italia è presente il neo ministro Corrado Clini che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni anti Kyoto e sopratutto anti quell’accordo europeo 20-20-20 che ai nostri industriali non piace, o meglio dicono loro: non serve. Capite ora perché speravano i nostri cummenda nelle centrali nucleari? Per avere energia disponibile con emissioni zero per accontentare le richieste dell’Europa. Ma una centrale nucleare è vero che non emette CO2, ma è anche “leggermente” pericolosa e sappiamo perché.
A domare i leoni la neo eletta presidente della conferenza Maite Nkoana-Mashabane Ministro per le relazioni internazionali e la cooperazione del governo del Sud Africa che ha dichiarato:
A Durban, abbiamo bisogno di mostrare al mondo che siamo pronti ad affrontare e risolvere i nostri problemi in modo pratico.
In tutto ciò sarebbe necessario discutere dei cambiamenti climatici.
Foto | UN su Flickr
Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?
Impianti geotermici e case sottoterra – Parte 3

Ieri scrivevo della villa The Hole sotto terra e del fatto che fosse alimentata grazie all’energia geotermica, notoriamente energia geotermica è energia pulita, sostenibile e a basso costo.
In questa ultima parte vi scrivo della produzione di energia a partire dalla risorsa geotermica con nuove tecnologie, fatto di sicuro interesse anche su scala mondiale. Lo è ancora di più per un paese come il nostro che compra energia dall’estero a caro prezzo. Attualmente in Toscana una centrale geotermoelettrica produce 5,5 Twh di energia. Numerosi enti, tra cui Agip ed Enel, consci del fatto che l’Italia è interessata da aree di elevata anomalia geotermica, hanno puntato la loro ricerca su Lazio, Campania e Sicilia, ma i problemi di natura geologica e fattori socio-economici hanno bloccato lo sfruttamento.
La società Ecobuilding invece, ha condotto una serie di ricerche per definire le caratteristiche del campo geotermico del vulcano Marsili, nel Tirreno meridionale, in collaborazione con l’università di Chieti, il CNR e l’INGV: la produzione di energia elettrica, di un ipotetica capacità di almeno 800 MWe, sarebbe attuabile entro il 2015. Il progetto sarà supportata da una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica.
Tuttavia i rischi associati al recupero di questa energia non sono pochi e la tecnologia di trova ancora in fase sperimentale. L’individuazione nel sottosuolo di un sistema di acque surriscaldate, infatti, avviene tramite le perforazioni, e secondo i sismologi estrarre energia scendendo in profondità rappresenterebbe un problema per i terremoti che si originano nelle profondità della terra, come è accaduto a Basel, in Svizzera nel 2006. Il progetto geotermico fu bloccato bruscamente e chiuso definitivamente nel 2009: i lavori nel sottosuolo avevano determinato un grande terremoto che danneggiò molti edifici, terrorizzando le persone, creando milioni di dollari di danni.
Ancora in Svizzera, dove a 500 metri di profondità nel terreno si misura una temperatura di circa 200°C, come in alcune zone d’Italia, viene utilizzata energia geotermica a bassa temperatura. Solo nel 2003 sono stati installati circa 4000 km di sonde geotermiche, con una potenza di riscaldamento di 500 Gwh. Un gran risparmio di combustibile! Traguardo che si vorrebbe superare con la produzione di energia elettrica con il progetto Deep Heat Mining , che naviga ancor oggi tra le incertezze e i costi di fattibilità. Si tratterebbe di un impianto da 3 MW di potenza elettrica e 20 MW di potenza termica, in grado, in teoria, di fornire energia elettrica ed energia termica a migliaia di utenze.
Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti invece è scettico: negli USA si stanno valutando norme più severe per questi progetti, affinché l’energia geotermica venga usata in modo più intelligente, come la geotermia di terza generazione, o Enhanced Geothermal System, che incrementerebbe il rendimento di produzione dell’energia elettrica a partire dal vapore naturale.
Qui la parte1 e qui la parte2.
Foto | Flickr
Impianti geotermici e case sottoterra – Parte 3

Ieri scrivevo della villa The Hole sotto terra e del fatto che fosse alimentata grazie all’energia geotermica, notoriamente energia geotermica è energia pulita, sostenibile e a basso costo.
In questa ultima parte vi scrivo della produzione di energia a partire dalla risorsa geotermica con nuove tecnologie, fatto di sicuro interesse anche su scala mondiale. Lo è ancora di più per un paese come il nostro che compra energia dall’estero a caro prezzo. Attualmente in Toscana una centrale geotermoelettrica produce 5,5 Twh di energia. Numerosi enti, tra cui Agip ed Enel, consci del fatto che l’Italia è interessata da aree di elevata anomalia geotermica, hanno puntato la loro ricerca su Lazio, Campania e Sicilia, ma i problemi di natura geologica e fattori socio-economici hanno bloccato lo sfruttamento.
La società Ecobuilding invece, ha condotto una serie di ricerche per definire le caratteristiche del campo geotermico del vulcano Marsili, nel Tirreno meridionale, in collaborazione con l’università di Chieti, il CNR e l’INGV: la produzione di energia elettrica, di un ipotetica capacità di almeno 800 MWe, sarebbe attuabile entro il 2015. Il progetto sarà supportata da una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica.
Tuttavia i rischi associati al recupero di questa energia non sono pochi e la tecnologia di trova ancora in fase sperimentale. L’individuazione nel sottosuolo di un sistema di acque surriscaldate, infatti, avviene tramite le perforazioni, e secondo i sismologi estrarre energia scendendo in profondità rappresenterebbe un problema per i terremoti che si originano nelle profondità della terra, come è accaduto a Basel, in Svizzera nel 2006. Il progetto geotermico fu bloccato bruscamente e chiuso definitivamente nel 2009: i lavori nel sottosuolo avevano determinato un grande terremoto che danneggiò molti edifici, terrorizzando le persone, creando milioni di dollari di danni.
Ancora in Svizzera, dove a 500 metri di profondità nel terreno si misura una temperatura di circa 200°C, come in alcune zone d’Italia, viene utilizzata energia geotermica a bassa temperatura. Solo nel 2003 sono stati installati circa 4000 km di sonde geotermiche, con una potenza di riscaldamento di 500 Gwh. Un gran risparmio di combustibile! Traguardo che si vorrebbe superare con la produzione di energia elettrica con il progetto Deep Heat Mining , che naviga ancor oggi tra le incertezze e i costi di fattibilità. Si tratterebbe di un impianto da 3 MW di potenza elettrica e 20 MW di potenza termica, in grado, in teoria, di fornire energia elettrica ed energia termica a migliaia di utenze.
Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti invece è scettico: negli USA si stanno valutando norme più severe per questi progetti, affinché l’energia geotermica venga usata in modo più intelligente, come la geotermia di terza generazione, o Enhanced Geothermal System, che incrementerebbe il rendimento di produzione dell’energia elettrica a partire dal vapore naturale.
Qui la parte1 e qui la parte2.
Foto | Flickr
eBook Vs. libro in carta: qual’è il più ecologico?

Un eBook è più ecologico di un libro di carta? Qual’è di fatto la loro impronta ecologica?
Facciamo due conti: negli Stati Uniti dal 2008 a oggi i mercato dei libri digitali è passato dallo 0,6% al 6,8%. Amazon detiene il 70% dei fruitori di eBook, la libreria virtuale vanta 950mila titoli e tra i generi più venduti i romanzi in versione elettronica che nel 2010 hanno rappresentato il 13,6% delle vendite coontro il 25,7% della versione cartacea. Un mercato in crescita che inizia a avere un impatto anche ambientale. Ma quale?
Se si prende in considerazione tutta la filiera di produzione di un libro di carta si arriva alla emissione di 7,5 Kg di CO2, secondo le stime di Cleantech. Incide moltissimo il trasporto, ovviamente. Sempre secondo Cleantech un Ipad costa in temini ambientali l’equivalente di 130 Kg di CO2 mentre un Kindle l’equivalente di 168 Kg. Per pareggiare la spesa in carbonio di un Ipad bisognerebbe leggere almeno 18 eBook e 23 su Kindle.
Ma è da precisare che non tutti i sistemi di conteggio dell’impronta ecologica convergono su queste cifre.
Dall’altro canto un eBook necessita di apparecchiature elettroniche per essere fruito. E ogni oggetto elettronico necessita delle preziose Terre rare per essere prodotto. Stima Sylvain Angerand, dell’associazione Amis de la Terre che:
I prodotti tecnologici necessitano dell’estreazione di minerali preziosi come il coltan, litio o terre rare per allungare la vita delle batterie. La ricerca di nuove miniere è una delle maggiori caude della deforestazione e più in generale degli ecosistemi.
Probabilmente la soluzione meno invasiva per l’ambiente consiste nell’acquistare libri in carta riciclata, nel baratto e nello scambio di volumi.
Via | Consoglobe
Foto | Facebook
Perché l’Europa ha bisogno dell’energia della Russia

Spesso su Ecoblog lo abbiamo scritto: siamo tutti figli di Putin. Almeno riguardo l’approvvigionamento di energia, tutti gli europei lo sono. E oggi la verità fin qui sospettata viene dichiarata e analizzata. Il saggio dal titolo Der kalte Freund. Warum wir Russland brauchen, cioè “L’amico freddo. Perché abbiamo bisogno della Russia” è del politologo tedesco Alexander Rahr. La presentazione su EastJournal.
L’analisi è spietata e lucida:
La Russia oggi è una potenza energetica senza economia e l’UE è una superpotenza industriale senza riserve energetiche. Dovremmo lasciare che sia la Cina a ricoprire il ruolo dell’UE per la Russia?
L’idea suggeruita è di sfruttare dunque tutte le occasioni possibili per mettere assieme mercati. Scrive ancora Rahr:
La Russia ha molto da offrire: un lucrativo, enorme mercato, abbondanti risorse, vaste riserve energetiche. Per la nostra sicurezza e per la nostra prosperità sarà decisivo il modo in cui gestiremo le nostre relazioni con la Russia, sia economicamente che politicamente. Gli Stati Uniti, gli alleati tradizionalmente più forti dell’Europa, si stanno indebolendo a causa della crisi finanziaria. La loro importanza sta diminuendo. La Russia invece diventerà per l’Europa e per la Germania in particolare, sempre più importante: il territorio più vasto della Terra è benedetto da tutte quelle risorse naturali che ci garantirebbero la prosperità anche in futuro, detiene la terza più grande riserva di denaro al mondo, ha bisogno della nostra tecnologia, ci offre una zona di libero scambio ed è pronta a difenderci da possibili attacchi missilistici. Ma la Russia è un partner difficile: rimaniamo sconvolti dalla corruzione dilagante, dalla mancanza di uno stato di diritto e dall’autoritarismo delle strutture di potere di questo Paese che si è liberato del comunismo vent’anni fa. Il processo di transizione non è ancora completo ed è pieno di pericoli.
Foto | Flickr
Primi timidi segnali per il telelavoro in Italia: si farà davvero?
Leggevo un articolo relativo all’ultima manovrina economica che il Governo italiano ha in mente di lanciare. Fra le idee trite e ritrite, ne ho trovata una che mi ha incuriosito, non tanto perché si tratterebbe della pozione magica a tutti i nostri problemi, quanto perché in quest’epoca di appiattimento politico si riuscirebbe finalmente ad intravedere un barlume di originalità. Mi riferisco alle possibili novità in materia di agevolazione economica; in un capitolo di queste si parla infatti di riconoscimento del telelavoro ed in particolare di aiuti economici per tutte quelle imprese che decideranno di ricorrervi.
Di che entità siano gli aiuti (nel senso se saranno incentivi o defiscalizzazione per le imprese) ancora non lo sappiamo, tuttavia, essendo una novità assoluta su scala nazionale, ritengo sia un argomento da seguire con attenzione. Detto ciò, è ovvio che, non essendo tematica molto nota dalle nostre parti, non tutti sappiano di cosa stiamo parlando. Per capirci, si tratta di uno strumento molto utilizzato dalle aziende negli Stati Uniti (mentre è pressoché sconosciuto in Europa) che consiste sostanzialmente nel permettere ai dipendenti, qualora le mansioni dell’impresa lo permettano, di lavorare direttamente da casa con un collegamento in rete.
I vantaggi? Economici sicuramente, dato che l’azienda ne potrebbe giovare in termini di costi (soprattutto per quel che riguarda quelli di locazione o acquisto di locali), ma anche dal punto di vista energetico se pensiamo per esempio ai consumi delle apparecchiature negli uffici. Per quel che riguarda il lavoratore invece i benefici sono soprattutto di natura logistica: si eviterebbero infatti gli spostamenti casa – lavoro – casa, spesso lunghi; insomma una bella mossa di mobilità sostenibile, se pensiamo, come è oramai appurato, che il principale motivo per cui le persone si spostano sia appunto da ricercarsi sulla necessità di recarsi quotidianamente al proprio posto di lavoro.
Non a caso quest’idea, che nasce negli Stati Uniti, è stata pensata proprio come mossa per ridurre le auto circolanti nelle città. Detto ciò, possiamo dire che forse, seppur con il solito cronico ritardo delle scelte italiane, finalmente anche il telelavoro potrebbe diffondersi alle nostre latitudini e chissà divenire uno strumento consolidato delle aziende nostrane.
Soltanto sogni? Può darsi, anche perché è ovvio che non potrà certo bastare una leggina o un aiutino economico di poca valenza per stravolgere una serie di luoghi comuni che allo stato attuale delle cose ci fanno pensare al telelavoro come qualcosa di astruso. E’ ovvio che se il telelavoro verrà introdotto in maniera complessa, permettendo quindi scarsa accessibilità a causa di troppi paletti, assisteremo alla solita buona idea destinata a morire sul nascere. Lasciando però da parte gli inevitabili dubbi, rimaniamo ora in attesa di saperne di più; per il momento accontentiamoci di apprendere che un segnale è arrivato. Di questi tempi è già qualcosa.
Foto | Flickr
Primi timidi segnali per il telelavoro in Italia: si farà davvero?
Cambiamenti climatici, obiettivi Kyoto falliti perché “troppo costosi”
Le emissioni stanno ancora crescendo e gli impegni per azioni di riduzione future, an aggregato, sono inferiori a quanto la scienza suggerisce essere necessari. Emissioni inquinanti in aumento e impegni in calo .
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Cambiamenti climatici, obiettivi Kyoto falliti perché “troppo costosi”
Fotovoltaico: è guerra commerciale tra USA e Cina
L’ invasione dei prodotti cinesi nel mondo è nota a tutti. Ed, ovviamente, non ha risparmiato neppure il settore del fotovoltaico . E’ altrettanto noto a tutti, infatti, che al di là dei marchi, la stragrande maggioranza dei moduli fotovoltaici attualmente in commercio sono prodotti in Cina
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Fotovoltaico: è guerra commerciale tra USA e Cina
In arrivo il pc portatile ad energia solare

Navigare su internet ad impatto ambientale zero? Presto sarà possibile grazie ad un nuovo pc portatile alimentato ad energia solare che troveremo presto sul mercato. Si tratta del modello NC215S netbook ed a lanciarlo è la Samsung. La tecnologia è particolarmente semplice: si tratta infatti di un normalissimo computer portatile dotato però di un pannello fotovoltaico sul retro del monitor che consente di alimentare una batteria che, con due ore di esposizione al sole dell’apparecchio, otterrebbe circa un’ora di ricarica.
La Samsung per il momento commercializzerà il prodotto in Russia, quindi successivamente, a partire da ottobre, sarà possibile acquistarlo negli Stati Uniti. Per il momento non si sa ancora se e quando verrà immesso nel mercato europeo.
Capitolo costi: negli Stati Uniti il prodotto verrà venduto a circa 400 dollari (intorno ai 280 euro); una cifra che, data la novità assoluta della tecnologia, non sembra quindi essere particolarmente esorbitante.
Via | Samsung.com; Gadgetblog.it
