Posts Tagged ‘sud-america’
Marea nera in Brasile, incidente in un pozzo sperimentale della Chevron

L’ennesimo incidente petrolifero causato da una piattaforma offshore sta causando in queste ore non poca apprensione alle autorità carioca. La perdita di petrolio, verificatasi nel giacimento petrolifero di Frade, è infatti arrivata a 120 km dalle coste brasiliane, a largo di Rio de Janeiro ed ha già raggiunto un’estensione di 160 chilometri quadrati.
La perforazione di un pozzo sperimentale è probabilmente tra le cause della marea nera in Brasile ma la dinamica dell’incidente non è ancora molto chiara. A dirlo all’ANP, l’Agenzia Nazionale del Petrolio brasiliana, la Chevron, proprietaria del pozzo, a lavoro in queste ore per arginare i danni. La stessa compagnia petrolifera fa sapere che ci vorranno alcuni giorni per chiudere il pozzo con una colata di cemento.
Via | Ibtimes
Foto | Wikimedia Commons
Marea nera in Brasile, incidente in un pozzo sperimentale della Chevron
Riciclo creativo, una libreria dagli scarti del legno

All’apparenza può sembrare un’accozzaglia di pezzi di legno ma questa libreria, guardandola nel suo insieme, infonde una sensazione di armonia. Racchiude infatti l’equilibrio creativo di chi riesce a vedere oltre gli scarti, ridando vita al materiale in disuso e creando qualcosa che sia in pace con il mondo e con le sue risorse.
Loro sono i fratelli Campana, tra i designer brasiliani più apprezzati del filone del riciclo creativo. Di seguito la sedia delle favela, una delle loro ri-creazioni più riuscite.

Via | Trendland
Foto | Mara Acayaba
I Guarani sfidano gli allevatori di bestiame e si riappropiano della loro terra
La scorsa settimana, in Brasile, nello stato del Mato Grosso do Sul i Guarani della comunità di Laranjeira Nanderu, sfidando le autorità locali e gli allevatori di bestiame che a partire dagli anni 60 li hanno regolarmente espulsi dalla loro terra ancestrale, sono ritornati ad occupare parte del loro areale.
La popolazione indigena, già nel 2008 aveva tentato un’operazione similare che, però, nel settembre del 2009 si era tristemente conclusa a causa delle ritorsioni che ridussero letteralmente in cenere il loro villaggio condannando a morte alcuni tra i loro leader più rappresentativi. Il tutto, nel silenzio più assoluto del governo e dei media a livello internazionale. Oggi, grazie agli innumerevoli appelli dei Guaranì con l’appoggio sostanziale di Survival International, si spera che la situazione possa avere un esito completamente differente.
Ma come si è arrivati a questo punto? Nell’ultimo anno e mezzo, i Guaranì desiderosi, per quanto possibile, di non abdicare totalmente al loro stile di vita, si erano ridotti a vivere lungo il ciglio di una strada a scorrimento veloce con tende di plastica e mezzi di fortuna, privati di qualunque tipo di assistenza sanitaria e di accesso all’acqua potabile. Una realtà assolutamente intollerabile. Questa popolazione, ancora incredibilmente numerosa in Brasile, è seriamente minacciata dalla crescita dell’utilizzo dei biocarburanti, dal cambiamento climatico e dalle multinazionali della carne. A ciò, inoltre, deve aggiungersi l’orribile discriminazione cui essi sono soggetti in quasi tutto il Brasile e che pare essere solo lievamente scalfita dagli innumerevoli progetti volti a far conoscere al mondo le loro meravigliose tradizioni e cultura. Eppure, questa gente non chiede altro che venga fatto rispettare, in piccolo, quel diritto di autodeterminazione dei popoli riconosciuto a livello internazionale e che venga altresì riconosciuta la loro appartenenza alla terra in cui sono cresciuti i loro avi.
Via | Survival international
Foto | Flickr
I Guarani sfidano gli allevatori di bestiame e si riappropiano della loro terra
Formiche "zombie" nella foresta pluviale brasiliana

Alcuni ricercatori hanno fatto una straordinaria scoperta che riguarda insetti come formiche e grilli. Nella foresta pluviale atlantica brasiliana vi sarebbe un fungo parassita capace di trasformare le formiche in veri e propri “morti viventi”. Questo fungo infetta il sistema nervoso centrale delle formiche ospiti e le spinge a mordere (e quindi infettare) altre formiche. Non solo, ci sono almeno altri due metodi verificati di trasmissione. Una varietà di questo fungo fa crescere delle specie di aculei sul corpo delle formiche in modo da trasmettere l’infezione con una puntura, in un’altro caso , una volta morta la formica, il fungo diventa una sorta di palloncino/bomba capace di esplodere infettando con le spore qualuneuq formica si trovi nei paraggi.
Via| National Geographic
Foto| Courtesy David Hughes (qui trovate il resto della gallery)
Chevron condannata a risarcire 8 miliardi di dollari ai popoli dell’Amazzonia
Un giudice ecuadoriano ha stabilito che la Chevron , il colosso energetico mondiale, è stato responsabile dell’ inquinamento nel bacino amazzonico , e per questo ha multato la società per ben 8 miliardi di dollari (quasi 6 miliardi di euro). La compagnia petrolifera ovviamente non ci sta, ed ha dichiarato che ricorrerà in quanto ritiene la sentenza una “frode”. Pablo Fajardo , avvocato della class action del popolo amazzonico, ha spiegato all’ Associated Press che la sentenza della corte di giustizia è stata “un grande passo verso la cristallizzazione della giustizia”, anche se, a suo giudizio, la corte è stata sin troppo buona dato che i ricorrenti avevano chiesto 27,3 miliardi di dollari (circa 20 miliardi di euro) e che presenterà ricorso per aumentare la quota che la Chevron dovrà sborsare.
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Chevron condannata a risarcire 8 miliardi di dollari ai popoli dell’Amazzonia
Deforestazione, multa record in Brasile
Il Comune di Sao Félix do Xingu , nello Stato del Parà in Brasile, è stato ritenuto responsabile della distruzione di oltre 19.000 km quadrati di foresta dell’Amazzonia , un’area vasta quanto la regione Puglia, e multato per 12,3 milioni di real , che corrispondono circa a 5,2 milioni di euro. Una cifra record per l’ambiente nello Stato del Brasile. E’ la prima volta che un ente territoriale viene riconosciuto responsabile con l’accusa di deforestazione, ma gli avvenimenti degli ultimi mesi che si sono verificati nel Comune di Sao Félix hanno suscitato l’interesse, e hanno dato via all’indagine dell’ Ibama , l’ Ente ambientale del Brasile , e dello Stato del Parà.

Marea nera, Bp chiede i soldi pure a Moex
Bp chiede un conto di 1,9 miliardi di dollari alla giapponese Moex, titolare al 10% delle estrazioni di petrolio off shore dal pozzo Macondo che, in seguito all’esplosione della Deepwater Horizon, hanno causato la terribile marea nera nel Golfo del Messico.
Lo rende noto la stessa azienda nipponica che specifica che Bp ha chiesto 1,898 miliardi di dollari e che sarebbero troppi: secondo Moex, infatti, il conto giusto sarebbe di un miliardo tondo tondo. Nelle scorse settimane, per questo, Moex ha inviato una comunicazione a Bp che, però, non avrebbe mai risposto.
Niente di strano, visto che Bp già da mesi è in una situazione finanziaria disastrosa (anche se aveva ben ritenuto di spendere qualche soldo per comprare il silenzio degli scienziati) e che ha già cercato di scaricare le responsabilità, anche economiche, dell’oil spill su Transocean. Quest’ultima è la società che ha costruito la Deepwater Horizon, oltre a moltissime altre piattaforme che attualmente operano nei mari di mezzo mondo. Italia compresa.
Amazzonia, il nuovo allarme è la carenza d’acqua
L’ Amazzonia sembra diventato un posto maledetto. Dopo anni di distruzione delle foreste , che per ora sembra calare , un nuovo allarme si staglia all’orizzonte: la mancanza d’acqua . In quasi tutte le aree del polmone del mondo, diversi tratti dei fiumi più importanti e dei loro affluenti si sono prosciugati quasi del tutto, riducendo i corsi d’acqua ad una vasta pianura di argilla e fango .

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Amazzonia, il nuovo allarme è la carenza d’acqua
Biocarburanti. La Shell firma un accordo con la Cosan e "sfratta" i Guaranì
Gli indios Guaranì, in Brasile, sono una delle popolazioni indigene più minacciate al mondo nonostante siano anche una delle più numerose. Tutto questo accade a causa della ininterrotta espoliazione delle loro terre da parte di multinazionali ma anche di piccoli allevatori di bestiame. E la situazione, da oggi, potrebbe persino peggiorare a causa di un accordo stellare di 12 miliardi di dollari tra il gigante Shell e la Cosan, il maggior produttore brasiliano di biocarburanti…
Oggetto dell’intesa, la produzione di enormi quantità di bioetanolo a partire dalla canna da zucchero che dovrebbe essere coltivata, in gran parte, proprio all’interno delle terre già formalmente riconosciute di propietà dei Guaranì. Immediata la reazione degli organi istituzionali deputati alla difesa dei nativi brasiliani che hanno scritto un’accorata lettera alla Shell pregandole di fare marcia indietro. Un suo coinvolgimento nella joint venture brasiliana, infatti, potrebbe avere ricadute sociali notevoli e
metterebbe a repentaglio gli impegni assunti dalla compagnia in materia di biodiversità e sostenibilità.
Ma, al momento, tutto tace dal fronte del colosso dell’energia.. Intanto, però, la situazione attuale dei Guaranì sta cominciando a interessare la comunità internazionale, come testimonia il documento redatto, all’inizio di settembre dalle Nazioni Unite, su sollecitazione di Survival International. Nella carta viene sottolineata l’enorme preoccupazione circa la sorte di questa tribù messa letteralmente sotto assedio, costretta a subire violenze sistematiche e dai tassi di suicidi più alti al mondo mentre moltissimi dei loro leader, impegnati nel recupero (sacrosanto) delle terre ancestrali, sono stati brutalmente assassinati nell’indifferenza generale…. Del resto, su ecoblog avevamo già accennato alla loro fragilità in riferimento alla scomoda dicotomia tra modalità di lotta ai cambiamenti climatici e sopravvivenza delle popolazioni indigene, sottolineando che in appena 6 anni, oltre 80 bambini fra i Guaranì erano morti di fame a causa della conversione delle loro terre per la produzione di olio di palma…
Via | Survival International
Foto | Flickr
Biocarburanti. La Shell firma un accordo con la Cosan e “sfratta” i Guaranì
Deforestazione in Amazzonia, -16% dall’estate 2009
Secondo i dati preliminari elaborati dalla ONG brasiliana Imazon , la deforestazione nell’Amazzonia è calata del 16% negli ultimi dodici mesi . Una buona notizia, ma non ancora sufficiente a cantar vittoria, visto che 1.488 chilometri quadrati di foresta sono stati ugualmente cancellati.

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Deforestazione in Amazzonia, -16% dall’estate 2009




