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Al via il concorso fotografico PhotoForChange, il vivere sostenibile nell’economia che cambia

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photoforchange

Photoforchange, il vivere sostenibile nell’economia che cambia, è un concorso fotografico volto ad immortalare il cambiamento operato dagli stili di vita amici dell’ambiente.

E non poteva che chiamare in causa la giovane Europa, ragazzi e ragazze con l’obiettivo puntato su un futuro necessariamente sostenibile e sulla conversione ecologica. Al contest, promosso dai partner del progetto europeo CITY_SEC, potranno partecipare giovani italiani, greci, croati, svedesi, ungheresi e polacchi.

Photoforchange si propone di

rappresentare personaggi, realtà, luoghi e azioni della transizione energetica e di un nuovo sistema economico e produttivo nato dall’innovativo rapporto tra uomo e ambiente, con conseguenti benefici sociali e occupazionali, esaltando l’espressività di un territorio tra tradizione e innovazione.

Le migliori fotografie verranno incluse in un catalogo dedicato e faranno parte di una mostra a Bruxelles. C’è tempo fino al 31 marzo 2012 per inviare le proprie foto. La partecipazione è gratuita. Trovate tutte le altre informazioni in merito nel bando.

Via – Foto | Facebook Photo For Change

Al via il concorso fotografico PhotoForChange, il vivere sostenibile nell’economia che cambia

Las Vegas: gli energivori del Pianeta scoprono di non avere soldi

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Alan Mullally

Gianluca Pezzi è a Las Vegas per il 2012 International CES e ha seguito per Downloadblog l’Innovation Power Panel Keynote. Che cos’è il CES? E’ la fiera dei gadget e dei prodotti di elettronica voluto dalla Consumer Electronics Association (CEA). Da qui passano tutti, ma proprio tutti gli aggeggi elettronici che ci ritroveremo tra qualche mese in commercio: dalle super Tv a ameni giocherelli che succhiano energia e di cui spesso, troppo spesso non ne abbiamo bisogno. Ma è il Buzz, baby e poi vogliamo togliere per caso all’americano medio il suo consumo di 11,4 kW per persona?

La location scelta, Las Vegas ci dice che ci troviamo nel più grande parco giochi per adulti al mondo dopo Abu Dhabi e in una delle zone più energivore del Pianeta. A discutere del futuro dell’elettronica e dei suoi giocherelli Usula Burns (chairman e CEO di Xerox), Alan Mulally (presidente e CEO di Ford) e John Stratton (presidente di Verizon Enterprise) moderati da Gary Shapiro, presidente e CEO della Consumer Electronics Association (CEA).

Le idee in merito agli investimenti e al taglio che ne è derivato dalla crisi economica sono chiari, scrive Pezzi:

Dobbiamo togliere la pressione sull’abbattimento dei fondi sugli investimenti. Mulally è d’accordo: se fermi gli investimenti è come abdicare. Qualcun altro può insidiare la tua posizione. E’ proprio investendo che cerchiamo di essere pionieri dell’innovazione. Stratton prosegue il discorso: ogni tecnologia di successo è frutto di una lunga ricerca. La ricerca porta a nuovi prodotti, con i quali si faranno buoni profitti. Se uno vuole i profitti, deve investire.

Poi seguono una serie di salamelecchi a proposito della capacità di essere le persone giuste al posto giusto, di sapersi reinventare, di saper crescere, di riuscire a superare errori e fallimenti. Ok ma se i soldi non ci sono, come non ci sono, come possono le aziende investire in innovazione? La scelta è obbligata, rispondono i guru: è necessario investire tirando fuori i soldi (e qui evidentemente rimandano alle banche la questione).

Questa è la visione che ha questo mondo rispetto agli stili di vita: consumare, investire e consumare ancora di più. I guru rappresentano multinazionali che producono oggetti che necessitano per essere realizzati di risorse e energia, ma non si sono posti minimamente la necessità di una visione più globale per approcciare alla questione: ossia ci servono davvero solo soldi in più per riuscire a produrre nuovi oggetti che consentano di superare la crisi economica? O possiamo progettare un sistema diverso di gestione delle risorse del Pianeta e dell’energia? di nuovi stili di vita che puntino non al consumo ma alla qualità e non alla quantità?

Ecco, oggi il nostro futuro dipende da queste mentalità, da queste teste parziali. Poi magari a casa ognuno di loro farà la raccolta differenziata, per carità!

Las Vegas: gli energivori del Pianeta scoprono di non avere soldi

Breve guida ai materiali per l’isolamento termico per la casa

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Struttura

Se dal punto di vista costruttivo l’architettura moderna ha prodotto degli edifici energivori, non è detto che con qualche accorgimento non possiamo migliorare questo aspetto. Le perdite ingenti di calore nei nostri edifici, infatti, rappresentano un ulteriore peso significativo sulle spese che sosteniamo per il nostro comfort e benessere, al quale è difficile rinunciare, visto che la nostra casa è il luogo ove trascorriamo più tempo.

Parliamo di energie rinnovabili, di fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, pannelli solari per la produzione di acqua calda, sistemi di risparmio energetico, ma si trascura allo stesso tempo una tecnologia semplice ed economica che è il punto di partenza per far funzionare al meglio quelle che precedono.

Il suo costo, in fase di costruzione di un nuovo edificio incide davvero poco (5/10%), mentre è più significativo in un secondo momento per migliorare un edificio già esistente: questo costo comunque viene recuperato a pochi anni a seguito della riduzione dei consumi termici.

In ogni caso, i principali motivi per cui dovremmo decidere di dotare il nostro edificio di un isolamento termico ottimale, sono:

  • L’isolamento termico è una fonte di energia
  • Possiamo parlare di energia pulita. Quella prodotta da energie rinnovabili, ma sappiamo bene che l’energia davvero pulita è prima di tutto quella che non consumiamo!
    L’isolamento agisce in questo caso riduce il consumo di energia prodotta ad esempio per il riscaldamento e al tempo stesso farà diminuire le emissioni nocive in atmosfera.

  • Comfort
  • Sappiamo che la temperatura dell’aria viene garantita dal riscaldamento ma forse non ci è chiaro che l’isolamento termico influisce in modo diretto sulle temperature delle superfici. Un edificio ben isolato, inoltre, raggiunge un comfort ottimale quando la temperatura dell’aria raggiunge i 20°C, oltre che ridurre quantitativamente le dispersioni di calore verso l’esterno. Gli standard di isolamenti delle case passive sono quelli da prendere ad esempio, integrandoli con dei serramenti con elevate caratteristiche termiche e l’utilizzo passivo dell’energia solare .

E’ importante inoltre scegliere il giusto tipo di isolamento in base alle caratteristiche di:

  • Conduttività termica : λ. Quanto minore sarà questo coefficiente, tanto migliore sarà la capacità isolante del materiale scelto).
  • Trasmissione del calore: U. Quanto minore è il coefficiente U dell’elemento strutturale, tanto minori sono le sue dispersioni di calore.

Esistono isolanti più o meno ecologici? A partire dalla considerazione che ogni materiale ha il suo campo di applicazione è difficile stabilirlo, se solo pensiamo che il materiale che lo compone fa parte di un processo di dispendio di energia primaria per la sua produzione, fabbricazione, trasporto, montaggio, emissioni e via dicendo. Ma possiamo tenere in considerazione questa breve lista che enumera le principali caratteristiche e i campi di applicazione di alcuni materiali isolanti, tenendo in considerazione materie rinnovabili, energia spesa per la loro produzione e livelli di nocività per l’uomo.

Polistirolo: ha proprietà termoisolanti molto buone ed è resistente, il che lo porta a durare oltre i 30 anni di vita. Viene utilizzato per l’isolamento della cantina, ma anche nell’isolamento acustico nel pavimento. Può essere infine usato per le facciate e anche nell’applicazione di cappotti termici e nei tetti. La sua produzione è inquinante rispetto ai materiali naturali, ma viene riciclato nella su forma pura e quindi può essere riutilizzato. A questa categoria i può aggiungere il polistirolo estruso, che viene utilizzato soprattutto in zone molto umide e ad integrazione di etti verdi, terrazze e pavimenti.

Perlite espansa: si tratta di un isolante in granuli, che viene utilizzato nelle intercapedini o sotto al pavimento, per la produzione di intonaci termoisolanti. L’utilizzo della perlite bitumata causa però inquinamento dell’aria da sostanze nocive.

Lino: viene utilizzato nell’isolamento termico dei tetti, nei pannelli isolanti e per l’isolamento da calpestio. Rientra nella lista delle materie rinnovabili.

Lana di vetro: fa parte della famiglia degli isolanti in fibre minerali e ha moltissimi campi di applicazione ad eccezione per le pareti a diretto contatto con la terra. Rappresenta una risorsa inesauribile essendo di natura minerale. Anche se ultimamente il suo possibile potere cancerogeno ha fatto molto discutere, gli studiosi e gli esperti dicono che se le sue polveri possiedono un sufficiente grado di biodegradabilità non dovrebbero rappresentare un rischio per la salute umana.

Silicato di calcio: viene utilizzato per il risanamento dei muri umidi, per l’eliminazione delle muffe e l’isolamento dell’interno. E’ disponibile in quantità inesauribile e per la sua produzione non vengono usati propellenti o additivi organici. Viene utilizzato dalla bioarchitettura e ha proprietà isolanti molto buone.

Canapa: viene utilizzata per le applicazioni più comuni. Pannelli isolanti per la facciata, nei soffitti con travatura in legno, come materiale di tamponatura per le cavità e nei pannelli fonoisolanti. Resistente allo strappo e all’umidità, rappresenta un elemento ideale per l’agricoltura biologica e può essere riutilizzata.

Pannelli in fibra di legno: applicati nel sottotetto, sotto le travi portanti, in facciata o nelle pareti divisorie, sono impermeabili al vapore acqueo con una buona capacità di accumulo di calore. Il consumo di energia in sede di lavorazione è alto ma si tratta anche qui di una risorsa illimitata ed è un prodotto ecologico, quale buona alternativa alla plastica o alla fibra minerale.

Sughero: Utilizzato nell’isolamento acustico o nei pannelli incollati sul muro, possiede un’elevata capacità si accumulo di calore (dieci volte maggiore rispetto alle fibre minerali). E’ insensibile agli insetti e ai funghi e per la sua produzione l’utilizzo di energia è ridotto. La sua coltivazione è vantaggiosa ecologicamente.

Lana di pecora : sotto forma di feltro isolante, tappetini per l’isolamento tra travi portanti e pareti interne o esterne o come materiale di tamponatura per giunzioni e cavità, è ottimo per le costruzioni in legno, poiché assorbe una grande quantità di umidità. Con buone proprietà isolanti e fonoisolanti, pare assorba un certo grado di sostanze nocive nell’aria.

Cellulosa : prodotta dalla carta di giornale riciclata, viene utilizzata tra i legni di imbottitura per pavimenti, e nei pannelli isolanti tra le travi portanti. Dal punto di vista ecologico è un buon isolante, dall’altra parte è un buon compensatore di umidità e assorbe il suono.

Vetro cellulare: i pannelli in questo materiale vengono utilizzati lungo le pareti esterne, sulle terrazze, sotto i plinti di fondazione o sui tetti piani. Non assorbe alcuna umidità perché è stagno al vapore, anche se in fase di produzione viene consumata molta energia. In compenso non contiene gas nocivi per l’ozono e impedisce la penetrazione del radon.

Foto | Flickr

Breve guida ai materiali per l’isolamento termico per la casa

La Tobin Tax fa bene all’ambiente

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La green economy sostenuta dalla Tobin Tax

Può la Tobin Tax fare bene all’ambiente? Se lo chiedono in Francia (figuriamoci in Italia, manco sappiamo cosa sia l’ambiente!). A fare il tifo per questa tassa, molte ONG. Infatti, se fosse adottata (in Francia è stata approvata nel 2001 ma mai messa in atto) consentirebbe alle Banche centrali di prelevare su tutte le transazioni finanziarie (e non solo monetarie come ideato dal Nobel Tobin) lo 0,5% per ridistribuirlo. Meglio, fanno notare le ONG, se questi soldi fossero dati a Paesi in via di sviluppo, poiché metterebbero in atto un circolo virtuoso alimentato dalla Green economy e alimenterebbero sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente. Vediamo perché.

Lo scorso 14 settembre l’Associazione Unitaid ha pubblicato un Rapporto che dimostra come la Francia potrebbe adottare la Tobin Tax senza aggravare la sua situazione economica. Con un prelievo tra lo 0,01% e lo 0,1% l’incidenza sull’economia sarebbe praticamente nulla per gli investitori che non avrebbero ragioni per andare via ma si racimolerebbero ogni anno 12,5 miliardi di euro solo in Francia. Se partecipasse l’Europa si arriverebbe anche a 50-60 miliardi di euro l’anno. Queste le previsioni.

L’idea è di usare questi soldi per quel famoso salvadanaio ambientale, per ora vuoto e pieno solo di promesse, denominato Fondo Verde e di cui si discute, senza mai concretizzarlo da anni nei vari COP.

A sostenere questa ipotesi France Nature Environnement, Aides e Oxfam, che già si sono pronunciate a favore di una Tobin Tax che permetta di finanziare gli investimenti a lungo termine necessari per una transizione ecologica dell’economia.

Spiega France Nature Environnement:

La Tobin Tax potrebbe anche alimentare i fondi verdi creati sotto la Convenzione quadro delle Nazioni Unite per la lotta ai cambiamenti climatici.

Nelle intenzioni dei governi europei, più o meno d’accordo (non piace a Inghilterra, Svezia e Danimarca) la Tobin Tax dovrebbe dare respiro all’economia dei consumi e dunque riappianare in parte i deficit del PIL nazionali. Se diversamente usata, suggeriscono le ONG potrebbe davvero rappresentare la differenza nel rilancio dell’economia a patto che si riveda il sistema dei consumi.

Via | Bioaddict
Foto | Flickr

La Tobin Tax fa bene all’ambiente

UBM, le bici cargo annunciano l’Area C a Milano

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bici cargo per la consegna merci nella zona c, la maxi ZTL di Milano

Tutto pronto (o quasi) al debutto della Zona C a Milano: dal 16 gennaio entra in vigore la congestion charge Area C, attiva per 18 mesi dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 e voluta dai cittadini milanesi nel referendum dello scorso 12 e 13 giugno.

In pratica è l’evoluzione dell’Ecopass anche se le modalità restano pressoché le medesime: grande area ZTL ai Bastioni, registrazione e permesso per i residenti e ticket per chi vi transita a vario titolo. I 43 varchi elettronici con 7 destinati al trasporto pubblico, dunque, saranno pubblicizzati attraverso la distribuzione di volantini, cartoline, incontri con gli assessori e green graffiti.

Essendo una ZTL non paga chi si muove a piedi, in bicicletta, con moto o motorini almeno Euro1 e le auto elettriche. Dunque ecco che UBM, la storica società di corrieri in bicicletta ideata da Roberto Peia mette in strada anche le bici cargo, con cui distribuiranno per 7 giorni i pacchi di volantini in collaborazione con il Comune di Milano. Le bici cargo non pagano il ticket e per trasportare merci basta pedalare!

Via | Comunicato stampa
Foto | UBM su Flickr

UBM, le bici cargo annunciano l’Area C a Milano

Luca Mercalli a RaiTre: "La crisi del consumismo secondo Aurelio Peccei"

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Luca mercalli ricorda Aurelio Peccei Luca Mercalli ha presentato pochi minuti fa a Che Tempo che fa trasmissione televisiva condotta da Fabio Fazio su RaiTre, la teoria dei limiti raggiunti della crescita. Mercalli risponde così alle iniziative (a quanto pare inutili) del nostro governo e dei governi dei Paesi industrializzati per un rilancio dei consumi (ne scrivo qui).

Il meteorologo ha chiaramente spiegato che non ci sono più margini per il rinnovo economico del consumismo. Il motivo è semplice: le risorse naturali sono esaurite. Il bello è che del collasso del Pianeta in termini di risorse se ne era iniziato a parlare, anzi a studiare circa 40 anni fa. Fu proprio un italiano, Aurelio Peccei a divulgare in Italia, attraverso un ntervista fatta nel 1973 da un giovanissimo Piero Angela (Mercalli la manda in onda NdR), gli studi del MIT dove appunto, si metteva in evidenza come nel giro di poche generazioni si saerebbe giunti alla catastrofe planetaria. Peccei non era uno studioso ma un manager della Fiat, ossia un amministratore che conosceva molto bene e da “di dentro” i meccanismi del consumo.

Spiega Mercalli da Fazio:

Sembra che l’unica ricetta per uscire dall’attuale crisi economica sia aumentare i consumi. Ma la Terra non ha risorse infinite e queste cose erano state comprese da un italiano Aurelio Peccei che si chiese se l’umanità avesse potuto contare in un consumo infinito delle risorse.

Dice Peccei a Angela nell’intervista:

Il progresso è rapido torrenziale ma crea fenomeni indotti negativi. Il primo studio è stato fatto dal MIT ed è giunto alla conclusione che le curve di sviluppo smodato vanno al di la della sopportazione della Terra e si andrà incontro alle catastrofi.

Sottolinea Mercalli:

Parole pronunciate 40 anni fa e all’epoca dell’intervista c’erano 3 miliardi e mezzo di persone, oggi ne siamo 7. Se ognuno di noi non matura la consapevolezza ambientale non riusciremo a andare avanti. La competitività deve essere sostituita dalla cooperazione: o ci salviamo tutti o nessuno. Dobbiamo perseguire una politica della resilienza, ossia quella proprietà di un sistema di non collassare se sottoposto a uno stress. Se ci interrompono il flusso di petrolioe gas torniamo a un passato preistorico. Dobbiamo puntare alle vere necessità e soddisfare i bisogni e non i desideri.

Mario Monti che segue Mercalli propone un sistema ancorato al vecchio sistema consumistico.Ammette con Fazio che è una crisi di sistema. Dice Monti:

Abbiamo avuto un periodo durante gli anni 60-70-80 in cui l’economia di mercato veniva vista negativamente, c’erano molte nazionalizzazioni e i mercati venivano lasciati giocare poco. L’Italia in quegli anni ha commesso una grande quantità di errori. Poi è venuta una fase nel Mondo con una reazione di ecesso la cosìdetta fase in cui il mercato è stato visto come una divinità, la fase Regan-Thatcher e chi gestiva la finanza è stato talmente riverito anche dalla politica per cui non si è pensato a regole stringenti. Quella fase si è prolungata fino al 2007 anno in cui poi è iniziata la crisi economica. Il sistema bancario italiano è considerato il più stabile sullo scenario internazionale. La politica deve togliersi dalla genuflessione che aveva di fronte ai poteri economici e finanziari e poi deve in modo equilibrato, certamente come ha fatto salvare in qualche modo le banche se necessario ma deve contemporanteamente mettere su regole per evitare il replicarsi di simili disastri finanziari.

Sotto il video di un intervento di Mercalli su Peccei del 2008.

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Mario Monti lancia la crescita economica: ma con quali risorse naturali?

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mario monti rilancerà la crescita economica: ma con quali risorse?Leggo su Petrolio di Debora Billi dell’ospitata stellare da Fabio Fazio stasera su RaiTre a Che tempo che fa: Mario Monti. L’occasione servirà a Premier per presentare il programma di CrescItalia, ossia quel che ci attende nel dopo crisi e nel dopo mazzata delle tasse: le misure economiche studiate per la crescita dell’economia nazionale. Ma probabilmente è solo una speranza vana. E toccherà a Luca Mercalli spiegare che per limiti raggiunti di sfruttamenti di risorse del Pianeta la crescita non potrà mai più esserci. Nè in Italia, né nel resto del mondo.

Scrive Debora:

Il petrolio è in esaurimento, il gas quasi; mancano le materie prime per continuare il ciclo produci-consuma-getta. Già siamo costretti a riciclare materiali inquinati (succede con la plastica, con l’acciaio, persino col cibo), e quanto all’agricoltura siamo in calo con la produzione e in aumento con la popolazione. Si profilano guerre locali e globali per il controllo delle risorse, non c’è più posto per tante potenze mondiali quando si è in tempi di scarsità. Sarebbe bello che il premier spieghi come lo Stato avvierà una grande opera di manutenzione e mantenimento dell’esistente, di quello che abbiamo costruito nei tempi grassi e che vogliamo conservare il più a lungo possibile per i nostri figli. Ma non lo farà. Perché Mario Monti, tanto incensato, è ancora il prodotto di un vecchiume miope che non ha capito nulla.E che, tra gli applausi dei cittadini ignari, ci sta conducendo verso l’abisso a far la fine dei topi suonando il suo piffero.

Foto | Flickr

Mario Monti lancia la crescita economica: ma con quali risorse naturali?

Presidenza danese della Ue: la green economy per uscire dalla crisi

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la Danimarca per sei mesi alla presidenza dell'Europa annuncia un programma economico basato sullo sviluppo sostenibile e Green economy

Una Europa più responsabile, dinamica, verde e sicura. Queste le priorità fissate dalla Danimarca per i suoi sei medi di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Lo stato membro non usa l’euro ma nonostante ciò dovrà affrontare comunque la crisi economica in atto. Nasce dalla consideraszione dell’attuale momento storico la necessità di avere, secondo il paese della Sirenetta, una Europa più responsabile che punti piuttosto alla crescita da affrontare attraverso le armi della Green economy.

La presidenza danese invoca, per uscire dalla crisi, lo sviluppo dei potenziali non espressi offerti dal mercato unico per una crescita più verde e più sostenibile. L’intenzione è di passare all’offensiva di una crescita senza disperdere ulteriormente energia e risorse naturali. Questo è considerato il primo dei dieci obiettivi fissati dal Bureau européen de l’environnement (BEE) per il semestre danese.

Raggiungerlo sarà complesso ma fattibile secondo i danesi a patto che vi sia uno sforzo comune a tutti gli Stati e che consiste nell’adozione di misure che migliorino il rendimento energetico e di un uso più razionale delle risorse naturali. La BBE, dal canto suo insiste su due obiettivi necessari alla crescita verde: la messa in atto di una riforma fiscale ambientale e la soppressione di sussidi dannosi per l’ambiente.

La politica ambientale proposta dalla presidenza danese, dunque, si basa sul 7mo Programma di azione comunitaria per l’ambiente e sulla politica energetica da qui al 2050. Rispetto a quest’ultimo punto gli obiettivi sono stati fissati proprio alla fine di dicembre scorso a tocca alla presidenza danese avviarli:

migliorare l’efficienza energetica e fare un più largo uso di energie rinnovabili.

In materia di efficienza energetica la BEE spera che il governo semestrale danese possa ottenere dal Consiglio una posizione comune per giungere a quel 20% di efficacia energetica del pacchetto 20-20-20.

In agenda per la Danimarca anche la questione OGM su cui insiste la BEE è necessario vi sia:

Una valutazione rigorosa, completa, coerente e vincolante per gli OGM prima che sia rilasciata qualunque autorizzazione.

Infine, sul tavolo di lavoro anche la questione biocarburanti. BEE e Presidenza danese concordano sulla necessità di un calcolo del Casi, cambio di destinazione dei suoli e dunque toccherà ai ministri dell’Ambiente dei rispettivi Stati membri durante il Consiglio di giugno dibattere in merito per trovare un accordo soprattutto in virtù della Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici Rio20+ e per la ridefinizione dei mercati e contenimento delle emissioni di C02.

Via | Actu-Environnement
Foto |Flickr

Presidenza danese della Ue: la green economy per uscire dalla crisi

Il packaging che allunga la "vita" della frutta

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Ridurre il packaging è certamente la soluzione più ecologica possibile, ma non tutte le osservazioni delle lobby del confezionamento sono deboli ed inconsistenti. L’obiezione posto a quanti chiedono una drastica riduzione delle plastiche e della carta che compongono la confezione nella quale la frutta viene venduta nei supermercati è che i clienti tendono a non acquistare alimenti che hanno un aspetto “sciupato” dalla mancanza di protezioni.

La catena di supermercati inglesi Marks & Spencer propone una soluzione migliorativa, una modifica del packaging che consenta di ridurre lo spreco di frutta. Si tratta di uno speciale strato di gesso, una striscia che misura 8 cm di lunghezza, che contiene una miscela brevettata che assorbe l’etilene, l’ormone che determina la maturazione della frutta e il conseguente ammuffirsi della stessa.

Secondo gli esperti dovrebbe allungare di almeno 2 giorni la durata della verdura in frigorifero consentendo di ridurre gli sprechi. In una prima fase verrà sperimentata su larga scala per le fragole, un frutto che tende a marcire molto rapidamente, il tutto senza aumentare il costo per i clienti e senza intaccare la possibilità di riciclare la confezione. I primi test dimostrano che il risparmio minimo garantito equivale al 4% delle fragole vendute, equivalenti a 40000 confezioni e circa 800000 frutti. La battaglia contro il packaging non necessario è sacrosanta, ma almeno in questo caso l’innovazione può consentire la riduzione di uno dei tanti (troppi) sprechi alimentari dovuto al nostro modello di consumo e di alimentazione.

Foto | Manchester-Monkey@Flickr – CC

Il packaging che allunga la “vita” della frutta

Livia Giuggioli, l’ecorivoluzione passa dal Green Carpet Challenge

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Livia Giuggioli indossa un abito ottenuto riciclando la stoffa di un burqa Livia Giuggioli (a sinistra nella foto) è una straordinaria combattente per i diritti ambientali e le armi che ha scelto sono il bello, il lusso e il glamour. Ma prima di svelare il segreto di questa donna intelligente e sottile conviene mostrare lo scenario entro cui si muove. E’ una celeb., moglie di Colin Firth dal 1997, è italiana, ha due figli e vive a Beverly Hills. Ma ha un chiodo fisso in mente che si ostina a chiamare progetto anche se in realtà è pura rivoluzione sociale: Green Carpet Challenge.

Diciamoci la verità: la moda è un’industria pesante e per essere riconvertita in eco o sostenibile (le due parole tracciano una sottile linea di approccio ma lo spiegherà Livia dopo NdR) necessita di una rivoluzione in termini di approvvigionamento delle materie prime. Non basta acquistare scarpe e borse che non siano di cuoio. Infatti Livia Giuggioli spiega nell’ intervista a Vanity Fair (Nr. 1-2012, pagg. 72-75) :

Per cambiare l’approccio al consumo bisogna ridiscutere tutto il nostro rapporto con i vestiti.

Ma per quali strade passare per ridefinire l’approccio con il consumo? Per giungere alla vera rivoluzione verde Livia ha deciso di partire dalle parole, mattoni che compongono identità, concetti, idee.

Ha incontrato perciò Noam Chomsky linguista, forse il più famoso al mondo. Perché?

Farmi illuminare. Non ne posso più di espressioni come verde, ecologista, equo. Parole che suonano “perbene” ma hanno qualcosa di noioso e pesante. Invece, bisogna trovare un modo per rendere tutto questo aspirazionale.

Fuori dubbio che il peso delle parole verde, ecologista e equo anche in Italia suonino pesanti e noiose nonché appicciate addosso a presunti fancazzisti, fricchettoni, nella migliore delle ipotesi visti come naif e che non capiscono un accidente di come gira il mondo vero, quello dei vincenti. Livia perciò ha deciso di partire da quel mondo dorato, luccicoso e dedito al lusso, dal mondo dei vincenti, quello dello star system e della moda.

La moda è un’industria pesante, sia in termini di impatto ambientale sia in termini di consistenza economica, nonostante l’allure di leggerezza e bellezza. Vogue docet: gira intorno a collezioni presentate due volte l’anno e che inglobano quelle gallinelle dalle uova d’oro dello star system in qualità di ambasciatori d’immagine per i prodotti da far girare sul mercato. Un business immenso che vede sostanzialmente Italia contro Francia in feroce competizione. Dietro il mercato del tessile che dopo quello agroalimentare è il più imponente. E il più inquinante.

Haute Coture zona del lusso estremo e artigianato perfetto, artistico; Pret à Porter qualità e design; Fast fashion, capi a basso prezzo, che strizzano l’occhio all’alta moda e al capo della collezione ma che funzionano solo per una stagione. Cappottini a 30 euro provenienti dalla Cina indossati e gettati via. Dietro quello sfizio, quella convenienza ci sono mani che lavorano incessantemente notte e giorno senza la minima garanzia, tutela e in condizioni umane e ambientali da schiavi. Spiega Livia Giuggioli:

Noi indossiamo le storie di chi ha realizzato i nostri vestiti. E le storie dietro certi vestiti sono molto brutte, sono storie che non si possono indossare con gioia. Io non separo mai l’impatto ambientale dalla giustizia sociale.

E veniamo finalmente a quel chiodo fisso verde in testa a Livia Giuggioli che delicatamente chiama Green Carpet Challenge ma che è il grimaldello, gentile quanto si vuole, usato per scardinare un sistema moda-lusso basato sulle ingiustizie sociali e la messa a tappeto di ogni dignità umana e lavorativa. Spiega Livia così il suo progetto:

Ho proposto la sfida a alcuni stilisti da Tom Ford a Valentino a Armani a Rover Vivier e altri. Per ognuno dei grandi appuntamenti da tappeto rosso dell’anno, realizeranno almeno un abito per una celebrity concepito e prodotto secondo le linee guida di Eco-Age. Ma l’obiettivo è molto più ambizioso: ottenere dalla Comunità europea le leggi sulla provenienza dei tessuti.

E veniamo al buon esempio di Livia che pragmaticamente consiste in un sito Eco-Age su cui è possibile ottenere informazioni e acquistare capi immacolati per provenienza etica. Lei di suo non si limita alle buone azioni di tante green vip ma per vestirsi indossa capi pensati da stilisti che usano stoffe riciclate o con fibre ecologiche mentre per i gioielli si affida a pietre e metalli certificati. Il lusso è fatto anche di oro e diamanti che arrivano nella maggior parte dei casi da zone in cui né l’ambiente e né la dignità umana sono rispettati (qui la deforestazione dell’Amazzonia e qui i diamanti dei signori della guerra).

Foto | Grazie a Livia Giuggioli su Eco-Age che indossa un abito ottenuto dal riciclo di un burqa di Beshtar

Livia Giuggioli, l’ecorivoluzione passa dal Green Carpet Challenge