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Solar Kindle, la custodia solare per l’e-book

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Solar Kindle

Che il futuro dell’editoria sia rappresentato dall’e-book reader sono in tanti a pensarlo, allo stesso tempo però sono altrettanto numerosi coloro che ritengono che la novità non sia una grande trovata dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Infatti, se il problema della stampa tradizionale è rappresentato dal fatto che si utilizzi la carta prodotta dal taglio di alberi, con l’utilizzo massiccio dell’e-book si avrebbe a che fare con un altro problema ovvero quello di una tecnologia che per funzionare ha bisogno di elettricità la quale, come ben sappiamo, viene generata per lo più dai combustibili fossili.

In considerazione di ciò vorrei quindi parlarvi di un’interessante novità che potrebbe rappresentare una soluzione al consumo di energia non rinnovabile: a proporla è l’azienda taiwanese SolarFocus e si tratta di una custodia solare per e-book reader. La particolarità sta nel fatto che, attraverso questo supporto dotato di un piccolo pannello solare fotovoltaico, è possibile con un’ora di esposizione diretta al sole, ricaricare la batteria garantendo un’autonomia di tre giorni di lettura.

La custodia di SolarFocus è inoltre dotata di una luce a LED che raggiunge gli 800 lux al centro del libro e che garantisce l’illuminazione anche in assenza di luce naturale. In verità la tecnologia nasce per ovviare a situazioni di emergenza quando cioè non è possibile disporre di un collegamento di corrente, in effetti però, considerata la versatilità del prodotto e la durata della batteria, nulla ci vieta di pensare che questa custodia possa tranquillamente essere utilizzata come sistema di ricarica principale. I costi? Niente paura, la cifra non è esorbitante: infatti con poco più di 60 euro Solar Kindle può essere vostro.

Via | Solarmio.com

Solar Kindle, la custodia solare per l’e-book

Cresce l’eolico, ma aumentano esponenzialmente le disconnessioni dalla rete: il caso tedesco

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Parco eolico

Che la diffusione delle rinnovabili stia crescendo è un dato di fatto, dire però che le stesse rinnovabili rappresentino il futuro nel breve periodo è una considerazione che lascia aperto più di un interrogativo; questo avviene perché ad oggi persino in quegli Stati dove la programmazione a lungo termine non è certo uno spot si ha a che fare con problematiche non di poco conto in tema tal senso .

E’ il caso della Germania non certo il fanalino di coda fra gli Stati europei in quanto a lungimiranza nella sostenibilità ambientale, dove, secondo i dati di uno studio di ricerca della società di consulenza Ecofys, sono emersi gli attuali limiti della fonte eolica ovvero la forma di energia alternativa alle fossili più diffusa in Europa. Infatti secondo questi dati il problema dell’inadeguatezza della rete elettrica tedesca per la produzione di energia da eolico avrebbe fatto perdere qualcosa come 150 GWh di energia , e questo soltanto per l’anno 2010. Nel 2009 si sarebbero verificati 285 episodi di disconnessione di impianti eolici dalla rete contro gli addirittura 1.085 del 2010.

La quantità di energia persa nel processo sarebbe quindi equivalente allo 0,4 % della potenza eolica esportata alla rete complessiva in Germania nel 2010: anche se ciò potrebbe sembrare abbastanza modesto, sottolinea il presidente della Ecofys, si tratta di un problema non di poco conto se si considera che alcuni parchi eolici avrebbero perso quasi un quarto della loro produzione annua. Insomma, non è certo un caso se problemi di simili portata avvengono nei due Paesi Europei (l’altro è la Spagna) dove la diffusione delle energie rinnovabili ha raggiunto livelli importanti.

Ciò che sembra certo è che se si continuerà a rimandare la sperimentazione su grande scala delle reti elettriche intelligenti capaci di supportare fonti aleatorie non programmabili quali il vento e il sole, probabilmente ancora per molti anni ragioneremo su piccoli numeri di energia pulita nei mix energetici degli Stati. Alla luce di simili dati è palese che è arrivata l’ora per l’UE di spingere sull’acceleratore anche in questa direzione, se davvero si vuol dare credibilità agli ambiziosi obiettivi proposti di crescita nella sostenibilità ambientale.

Via | E-gazzette.it
Foto | Flickr

Cresce l’eolico, ma aumentano esponenzialmente le disconnessioni dalla rete: il caso tedesco

Batteria ecologica Sony: come funziona?

Uno degli oggetti di uso quotidiano più inquinante in assoluto è la batteria . Le pile di ogni grandezza e genere contengono al loro interno delle sostanze chimiche tossiche che fanno male anche agli esseri umani se vengono in contatto, o comunque all’ambiente se vengono smaltite in maniera non corretta

Continued here:
Batteria ecologica Sony: come funziona?

Guardare in web cam gli orsi polari

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Orsi polari

Gli orsi polari non se la passano bene a causa del sempre maggiore fenomeno dello scioglimento dei ghiacci e più volte lo abbiamo raccontato. Oggi in atto c’è un progetto molto divertente e funzionale il Polar Bear Cam ossia web cam che osservano in loco gli orsi polari, quando naturalmente sono nei paraggi delle telecamere.

L’associazione che ha provveduto a installare le cam è la Polar Bears International che conta così non solo di monitorare da lontano ma nel loro habitat gli orsi polari, ma anche di coinvolgere e appassionare gli internettiani del Pianeta alla tutela dell’orso.

Barbara Nielsen responsabile della comuncazione per PBI dichiarato alla Envi:

Le persone che seguono le immagini registrate dalla web-cam sono colpite dalla bellezza degli orsi e del loro habitat. Molti hanno anche notato, oltretutto, che la maggior parte degli orsi sono sottopeso. Infatti, fino a pochi giorni fa, la neve sulla tundra era molto scarsa e nessuna copertura di ghiaccio era ancora apparsa nell’intera Hudson Bay impedendo di fatto agli orsi di spostarsi in luoghi dove potersi nutrire. Fino a solo trenta anni fa, il congelamento della baia avveniva tipicamente nella prima o seconda settimana di novembre. L’utilizzo della web-cam permette quindi di constatare con i propri occhi l’effetto del riscaldamento globale sull’Artico. Uno dei visitatori del nostro sito ci ha scritto di aver trovato “spezza cuore” le immagini degli orsi particolarmente dimagriti in attesa che si formi la calotta di ghiaccio necessaria alla loro migrazione verso zone più ricche di cibo. Il suo commento continua poi sottolineando come, proprio per le immagini così significative che trasmette, la web-cam sia uno strumento altamente persuasivo in tema di riscaldamento globale.

Via | Envi
Foto | Polarwebcam

Guardare in web cam gli orsi polari

Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

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Mentre la Commissione Europea ha richiamato l’Italia, a causa dell’inottemperanza della normativa pertinente al rendimento energetico degli edifici, Legambiente ha promosso la campagna Tutti in classe A, che propone al mercato edilizio di divenire il settore di punta dell’innovazione energetica. A partire dall’osservazione che gli edifici in Europa consumano il 40% dell’energia e producono il 36% delle emissioni di CO2, l’indagine di Legambiente , basata sull’utilizzo dell’analisi termografica, ha rilevato che la quasi totalità degli edifici censiti in Italia (100 in 15 Comuni), presentano carenze strutturali relative alle dispersioni.

L’analisi è stata condotta su edifici costruiti negli ultimi dieci anni, un periodo che noi non potremmo sicuramente definire come buio rispetto alla conoscenza tecnica e normativa dell’efficienza energetica. Unica città “premiata” è Bolzano, che attraverso nuovi modelli costruttivi non solo ha raggiunto ottimi livelli di isolamento dell’involucro edilizio ma è divenuta protagonista attiva nel ciclo di produzione di energia a basso impatto ambientale.

Ciò che emerge è la necessità di riqualificazione dei nostri edifici, con la proposta di riqualificazione e innovazione per migliorare non solo gli edifici ma la loro vivibilità. Un edificio termicamente stabile ed energeticamente sostenibile non significherebbe solo un risparmio sui combustibili ma al contempo un impulso al mercato edile e migliori investimenti per le famiglie italiane. Perché oggi, non c’è motivo di credere che costruire in classe A sia prerogativa di pochi.

Ad oggi, un edificio termicamente stabile possiede chiare definizioni quantitative e qualitative, che si possono sintetizzare in:

  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione < 100 kWh/(m2-a)
  • fabbisogno termico <40 kWh/m2-a (CasaClima A ha un fabbisogno energetico inferiore a 30 kWh/m²a / Casa da 3 litri )
  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione: < 100 kWh/(m2-a)
  • eccellente isolamento termico dell’involucro edilizio
  • assenza di raffreddamento attivo dell’intero edificio
  • illuminazione naturale ottimizzata
  • integrazione delle energie rinnovabili nel contesto energetico.

Particolare attenzione dovrebbe essere posta all’involucro dell’edificio, poiché la presenza di ponti termici causa forti perdite di calore.

Si ha un ponte termico dove il comportamento termico di una parte dell’edificio è differente in modo significativo rispetto a quello delle parti circostanti. La conseguenza è la perdita di comfort termico, riduzione della capacità isolante delle pareti, deterioramento dei materiali della struttura, condensazione superficiale e formazione di muffe.

Questo può succedere a causa di una scadente prestazione dell’isolamento, di una sua erronea progettazione, con la conseguente diminuzione di temperatura interna dell’abitazione, che può arrivare al 30%. I ponti termici si trovano in corrispondenza di travi, pilastri, balconi, davanzali, serramenti, difformità e discontinuità della struttura o dell’isolamento. Ove i punti critici possono essere sintetizzati in:

  • I pilastri e le travi nelle strutture in c.a.
  • I pavimenti appoggiati a terreno
  • Le parti dei serramenti a contatto con le pareti
  • Le tramezze nel caso di isolamento dall’interno
  • I cassonetti delle finestre

La metodologia utilizzata per la diagnostica di Legambiente e dal settore edilizio odierno, è l’indagine termografica, con la quale vengono evidenziati i difetti termici e le dispersioni di calore, sia degli edifici residenziali che quelli pubblici.

Questo metodo di determinazione della temperatura superficiale consente anche di valutare le strutture, gli impianti nascosti e i difetti di costruzione, oltre al fatto di essere finalizzata alla rivelazione di ponti termici che causano le dispersioni. Questa tecnologia inoltre non è distruttiva e altamente efficace anche per valutare piccolissime differenze di temperatura e danni localizzati e permette ai certificatori, al fine di eseguire certificazioni corrette, di stabilire i punti critici della struttura.

L’indagine termografica viene svolta nella stagione invernale, poiché c’è una significativa differenza tra temperatura interna ed esterna. I sui costi possono variare in modo considerevole, con un costo medio sui 400 euro per una casa unifamiliare.

Video | You Tube

Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

Algeria, si concretizza il DESERTEC con l’accordo con Sonelgaz

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Sonelgaz

E’ stato firmato pochi giorni fa a Bruxelles un Mou, Memorandum d’intesa, per concretizzare ulteriormente il progetto DESERTEC che prevede l’esportazione di energia solare dall’Africa del Nord e Medio Oriente in Europa. A impianti completati, dall’altra sponda del Mediterraneo giungeranno in Ue 10giga watts di energia. L’accordo è stato raggiunto dalla società statale Sonelgaz società statale in Algeria e già un pioniere nell’ibrido solare/gas nella regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa) e DII Desertec Industrial Initiative

Ha detto Youcef Youfsi Ministro algerino per l’energia:

Entro il 2030, circa il 40 per cento della produzione di energia elettrica per il consumo nazionale verrà da energia rinnovabile.

Via | AlgerieCity, GreenProphet
Foto | GreenProphet

Algeria, si concretizza il DESERTEC con l’accordo con Sonelgaz

Biciclette luminose come nello spot: un sogno?

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Bici luminose, potrebbero fare la differenza per la sicure<zza stradale

Avete presente lo spot del telefonino con le biciclette luminose? (lo trovate dopo il salto). Ebbene, mi sono innamorata di quelle biciclette fixed tutte illuminate. Oltre a essere bellissime potrebbero davvero fare la differenza in termini di sicurezza per chi come me pedala anche di pomeriggio o di sera. Nei lunghi mesi invernali fa buio presto e spesso la casacchina catarinfrangente obbligatoria dopo il tramonto non è sufficiente ed è anche bruttarella.

Ha provato a capire come si sia arrivati al risultato luminoso delle biciclette Amicoinviaggio e non sono buone notizie: sembra ci sia lo zampino del noto programma di fotoritocco. Dunque non sarebbero sufficienti vernici luminose e luci LED per giungere al medesimo risultato.

In ogni caso una proposta analoga, seppur meno spettacolare, la fanno gli ideatori di revolights. Ma il mio invito è: piuttosto che puntare alla bici griffata perché non si pensa a produrre una bici luminosa?

Foto | Amicoinviaggio

Biciclette luminose come nello spot: un sogno?

Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

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Un'idea di involucro esterno dell'architettura moderna

A chi si chiede quanto possa incidere sui consumi una finestra poco isolata, rispondo che attraverso le normali finestre il calore si dissipa, così come l’energia impiegata per produrlo. Le perdite di energia termica nelle nostre case, infatti, possono raggiungere il 22% dell’energia prodotta. Quest’ultimo dato cresce fino al 40% se aggiungiamo il fatto che molti edifici del nostro Paese appartengono all’edilizia degli anni ‘70, che non poneva, all’epoca, attenzione alle dispersioni termiche dell’involucro, tenuto in gran considerazione invece dall’architettura bioclimatica.

Quest’ultima disciplina, secondo regole del tutto funzionali, cerca di coinvolgere nella sua progettazione tutto ciò che può permettere all’uomo di sfruttare energia in modo “gratuito”. Per questo motivo colloca le finestre sui lati sud e est dell’edificio: per far si che l’energia solare sia sfruttata al massimo nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva sono studiate apposite schermature per evitare il fenomeno del surriscaldamento e dell’effetto serra.

Nel caso di un edificio passivo, ad esempio, si punta al miglioramento dell’involucro opaco (finestre, porte finestre etc.) , senza dover introdurre tecnologie complesse, attraverso l’isolamento delle chiusure e l’assenza di ponti termici e l’utilizzo di vetrate ad alte prestazioni, opportunatamente dimensionate per la captazione solare.

Tuttavia, devo evidenziare che il raggiungimento degli standard Passivhaus richiedono valori di termotrasmittanza molto alti, fuori dalla portata delle nostre murature tradizionali, che comunque possono essere avvicinati prestando attenzione prima di tutto alle dispersioni termiche. Una soluzione alle dispersioni relative all’involucro, è quella di installare finestre con elevate caratteristiche termiche, che grazie alle nuove tecnologie disponibili provano a dare delle risposte in questo campo, studiando e sperimentando tipologie di vetro dal comportamento termico avanzato, che non solo migliorano l’efficienza energetica, ma controllano gli apporti luminosi, con caratteristiche ottiche e meccanica di qualità notevole.

Vi sono due grandi classi di prodotti che oggi vengono utilizzati:

  • Vetri a controllo solare, ovvero quando il vetro si oppone al flusso di calore della radiazione
    solare diretta nello spettro visibile.
  • Vetri ad isolamento termico, ovvero l’abilità di resistere al trasferimento di calore tra la faccia più calda a quella più fredda.

Vi sono tre grandezze principali o tre parametri principali da osservare, che al loro variare determinano prestazioni e caratteristiche specifiche dei vetri:

Fattore solare
Coefficiente di trasmissione luminosa
Trasmittanza termica U

Quest’ultima grandezza va tenuta in gran considerazione. La trasmittanza, indicata con U, definisce infatti la capacità isolante di un elemento. Ci basti sapere che più è piccolo il valore U del componente e minori sono le dispersioni e questo dato ci è fornito direttamente dal produttore, che lo calcola secondo la norma UNI EN 673. Inoltre esistono due strumenti alla nostra portata che ci permettono di scegliere prodotti che abbiano i requisiti richiesti: la marcatura CE e la conformità del vetro alle norme EN pertinenti, previste dalla direttiva comunitaria 89/106/CE.

Il vetro a controllo solare, ad esempio, è un prodotto ad alto valore tecnologico, oggetto anche di uno studio del TNO, (Organizzazione olandese per la ricerca applicata), che ha eseguito una simulazione, con l’ipotesi della sua installazione negli edifici europei, al posto del vetro normale su tutti gli edifici che utilizzano aria condizionata: lo studio, oltre che fornire quattro possibili scenari per il futuro, ha rilevato nel caso del suo utilizzo, ai livelli attuali, un risparmio di 15 milioni di tonnellate di CO2 annue fino al 2020.

I vetri basso emissivi,, sono trasarenti alle radiazioni termiche solari, ci permettono di conservare un contatto visivo tra interno ed esterno e utilizzare la luce naturale diurna, impediscono inoltre che la radiazione termica prodotta internamente non fuoriesca. Questa caratteristica è dovuta alla presenza di ossidi metallici che vengono depositati nel vetro, rafforzandone cosi le proprietà. E visto che abbiamo parlato di illuminazione naturale (mettere link una volta pubblicata), anche in questo caso è possibile conciliare il controllo solare con un’illuminazione ottimale, poiché il vetro a controllo solare è dotato di protezione contro l’abbagliamento grazie ad una trasmissione luminosa più debole. I risultati sono quelli di un alto comfort visivo in inverno e l’assenza di riscaldamento eccessivo, durante la stagione estiva i risparmi saranno quelli sulla climatizzazione che in certi casi potrà essere anche eliminata.

Una vetrata isolante, che può essere utilizzata per applicazioni esterne, finestre e porte finestre, ripara dal freddo indipendentemente dallo spessore, e possiamo associare a questo elemento anche una ridotta manutenzione, poiché è disponibile anche nella versione con sistema autopulente che utilizza gli ultravioletti della luce diurna che decompongono le tracce di sporco.
Se notiamo fenomeni di condensa, è dovuto al fatto che su vetrate ad elevate prestazioni termiche, durante la notte e in assenza di vento, e a causa delle scarse dispersioni termiche, la temperatura del vetro può scendere al di sotto della temperatura esterna.

Un’ultima nota. Il vetro è un materiale ecologico. Non è materiale tossico ed è facile da pulire e mantenere. E’ riciclabile e i suoi scarti sono riutilizzati per la materia prima.

Foto |Filckr

Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

Svizzera, le foto del primo skilift fotovoltaico al mondo

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Solar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaici

Nel cantone Grigioni, in Svizzera, sarà inaugurato il prossimo 17 dicembre Skilift Tenna il primo impianto al mondo a essere alimentato da pannelli fotovoltaici. Anzi a ali solari composte da tre pannelli solari. Come riporta RSI la radiotelevisione svizzera l’impianto è lungo 450 metri e monta 82 pannelli fotovoltaici:

Le strutture forniranno complessivamente circa 90.000 kilowattora di energia all’anno, 25.000 dei quali saranno usati per azionare l’impianto di risalita. L’elettricità prodotta in eccesso confluirà invece nella rete pubblica.

Ma su una pista da sci non c’è sempre il sole e dunque in caso di nevicate che si fa? I pannelli si posizionano in verticale così da non accogliere la neve.

Solar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaici

Solar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaiciSolar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaiciSolar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaiciSolar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaiciSolar skilift Tenna, impianto di risalita con pannelli fotovoltaici

Foto | Skilift Tenna

Svizzera, le foto del primo skilift fotovoltaico al mondo

Etenergy, da Israele i pannelli fotovoltaici come girasoli

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Etenergy

Etenergy è un sistema di pannelli fotovoltaici sviluppato in Israele dalla Etenergy di TelAviv. In sostanza una serie di moduli di pannelli fotovoltaici assemblati e messi su torri, sono orientati verso il sole attraverso una rete di tiranti in acciaio comandati a distanza.

I progettisti assicurano che reggono venti fino a 140 Km/h e nel contempo riescono a ottenere una resa del 40% superiore a quella dei pannelli fotovoltaici statici.

Dopo il salto il vodeo di presentazione.

Via | GreenProphet
Foto | Greenprophet

Etenergy, da Israele i pannelli fotovoltaici come girasoli