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Il Sapei, cavo elettrico marino che collega la Sardegna alla Penisola, messo fuori uso da pochi pescatori
Il Sapei è un cavo sottomarino, attivo parzialmente dalla fine del 2009, che collega la rete elettrica insulare della Sardegna a quella della Penisola. Per Terna, la società che gestisce in Italia la trasmissione di energia elettrica, si tratta della punta di diamante fra tutte le nuove infrastrutture di rete. Il cavo, lungo 435 chilometri, si snoda sul fondo del Tirreno tra la Sardegna e il Lazio arrivando a circa 1.600 metri di profondità. Il suo costo è stato di circa 750 milioni di euro.
L’importanza di questa spesa è presto detta; attraverso questo collegamento infatti sarà possibile (usiamo il futuro in quanto il cavo non è ancora pienamente operativo) trasformare il sistema elettrico insulare della Sardegna in un sistema aperto. In sostanza un eventuale surplus di energia prodotto sull’isola potrebbe, non in quantità illimitata ovviamente, essere ceduto al resto della rete elettrica nazionale, non dimenticando che in caso di emergenza la Sardegna potrebbe avere la possibilità di rifarsi alla produzione energetica del continente.
Sin qui tutto bene, non fosse che qualche giorno fa il gioello di Terna ha mostrato alcuni limiti tecnologici andando in avaria. A fare notizia però non è tanto il guasto tecnico in sé, quanto la sua origine. A provocarlo sarebbero stati infatti alcuni pescatori che nelle vicinanze del cavo avrebbero buttato le loro reti a strascico.
Tale danneggiamento, informano in una nota i responsabili di Terna, ha richiesto il prolungamento, tempestivamente comunicato a tutti gli operatori del mercato elettrico, delle attività di manutenzione già previste in questo periodo. Rimane un dubbio. Può un’opera faraonica da 750 milioni di euro essere messa in crisi da poche reti di alcuni pescatori? Misteri italiani o comunque dettagli che non dovranno essere trascurati in futuro.
Al di là di questo curioso episodio resta fortunatamente sicuro il sistema elettrico sardo, il quale, fa sapere Terna, non evidenzia criticità particolari per la sicurezza. La connessione alla rete elettrica nazionale è infatti garantita dal collegamento Sacoi, cavo di minore portata, che assicura comunque un sostentamento per far fronte ad eventuali problemi della rete elettrica locale.
Via | Lanuovasardegna.it ; Terna.it
Foto | Flickr
Afa, rinnovabili e numeri
E' un week end di fuoco . Sono ore di caldo asfissiante , in quasi tutta Italia, in attesa dell'arrivo delle prime piogge.

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Afa, rinnovabili e numeri
Chiuso per mondiali, il tifo fa bene ai consumi: calati di 750 MW

Secondo i dati comunicati da Terna il tifo per la nazionale di calcio fa bene all’ambiente: durante la partita Italia-Paraguay, infatti, il gestore della rete elettrica ha registrato un calo dei consumi pari a circa 750 MW, con un picco negativo verso le ore 22:00.
Per quantificare meglio il risparmio Terna fa un paragone assai esplicativo: un valore equivalente al consumo medio di una città come Torino. Mica male…
Da cosa deriva il risparmio di energia? Dal fatto che, quando gioca la nazionale, gli italiani di lavoro ne vogliono assai poco:
La causa di questo fenomeno sta nel fatto che molti dei luoghi tradizionali di ritrovo come ristoranti, cinema, discoteche sono “chiusi per Mondiali” e che anche nelle abitazioni il consumo di elettricità scende poiché la partita viene seguita, di norma, a luci spente
Aggiungiamo il fatto che i mondiali di solito si vedono tra amici, quindi tutti in una sola casa, di fronte una sola televisione (magari un maxi schermo e, perchè no, a basso consumo) e i conti tornano. Anche perchè, continua Terna, è un fenomeno che si ripete ogni quattro anni:
Questo fenomeno è stato già registrato in occasione della partita d’esordio dell’Italia ai Mondiali di Germania del 2006. Il 12 giugno di quattro anni fa, il termometro dei consumi elettrici faceva registrare alle 21.00 uno scostamento di circa 630 MW tra il consumo effettivo e la previsione. Ancora più significativo quanto avvenuto martedì 4 luglio 2006 in occasione della semifinale Italia-Germania. Tra le 21 e le 23, orario in cui si è svolto il match, il calo dei consumi è stato sempre superiore ai 2.000 MW (il valore equivale al consumo medio di Roma), con un punta di circa 2.600 MW in meno rispetto alla previsione, registrata alle 22.00
Con questi numeri, è il caso di dirlo, viva il calcio e viva i mondiali!
Chiuso per mondiali, il tifo fa bene ai consumi: calati di 750 MW
Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Terna ha presentato ieri il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che, onestamente tra mille difficoltà, cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione. Quella, per capirci, che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.
Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.
Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.
La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.
Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.
La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche…
Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

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Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili
Eolico e occupazione: si rinnova l’intesa Anev-Uil. Tra luci e ombre

Anev, l’Associazione nazionale energia dal vento, e Uil hanno rinnovato l’accordo biennale di collaborazione per favorire lo sviluppo dell’eolico in Italia. Il primo protocollo d’intesa tra l’associazione degli industriali dell’eolico e il sindacato risale al 2008 ed ha già portato a risultati interessanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura di rapporti sull’occupazione che lo sviluppo che questo settore delle rinnovabili potrebbe portare nel nostro paese.
I dati parlano di 66.000 occupati teorici nel 2020, tra diretti e indotto, a fronte di 13.600 occupati certi registrati nel 2007. Una crescita notevole che, in periodi di crisi dell’occupazione come questi, non possono essere ignorati. Tuttavia, per arrivare a questi numeri si dovrebbero istallare 1.100 MW di potenza eolica ogni anno. Anche questo non è poco specialmente a causa della forte opposizione che spesso trovano gli impianti eolici tra le popolazioni locali.
Il mitico effetto Nimby, infatti, non risparmia neanche l’energia pulita e a poco sono serviti i protocolli d’intesa stipulati dall’Anev con Legambiente, Greenpeace e WWF. Due sono i principali “buchi neri” del settore eolico italiano che, spesso e facilmente, danno man forte ai detrattori delle torri eoliche: la presunta scarsa trasparenza del settore (indimenticabile Vittorio Sgarbi che definisce “mafiose” le pale eoliche siciliane, ma ha avuto anche parole più dure e volgari che non voglio riportare) e i pesanti vincoli tecnologici causati dalla rete elettrica ad alta tensione italiana, gestita da Terna.
Eppure, proprio con Terna, Anev ha già stipulato un altro protocollo d’intesa per chiarire che di limiti allo sviluppo non ce ne sarebbero. Resta il fatto, però, che di pale ferme se ne vedono ancora e che nel “Piano di sviluppo della rete” che Terna elabora e aggiorna annualmente i famigerati vincoli allo sviluppo dell’eolico vanno e vengono. Nel senso che in alcune edizioni del Piano si legge chiaramente che i vincoli ci sono, in altre tali vincoli spariscono. Nel frattempo, anche se l’energia non si può immettere in rete a causa di questi vincoli, reali o presunti, la si paga lo stesso.
L’auspicio è che, se realmente questi vincoli ci sono, il recente decreto “sblocca-reti” possa metterci una pezza. Nel frattempo, però, si spera anche che l’Anev riesca a migliorare, oltre che i suoi rapporti istituzionali con sindacati e associazioni ambientaliste, anche la sua comunicazione con la gente comune che, spesso e volentieri, sull’eolico ha le idee confuse dalle mille teorie messe in giro da chi è favorevole o contrario a priori all’eolico.
Ma, soprattutto, l’auspicio è che la magistratura faccia in fretta e chiarisca se Oreste Vigorito è colpevole o innocente: Vigorito, presidente dell’Anev, è infatti indagato per una truffa ai danni della Ue. Secondo l’accusa avrebbe messo in atto una articolata frode per ottenere illecitamente i fondi erogati in base alla famosa legge 488/92. Se Vigoritò dovesse risultare colpevole, sarebbe un colpo durissimo all’industria italiana dell’eolico nonostante il fatto che la 488/92 con le rinnovabili non abbia nulla a che vedere…

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Eolico e occupazione: si rinnova l’intesa Anev-Uil. Tra luci e ombre
Smart grids: inizia la sperimentazione al sud Italia

Per una volta l’Italia è un passo avanti nel settore della gestione e distribuzione dell’energia elettrica. Il Ministero per lo Sviluppo economico, infatti, ha firmato una convenzione con Enel Distribuzione per l’avvio della sperimentazione delle cosiddette smart grids, cioè le reti intelligenti di trasporto dell’elettricità. Si tratta di un primo passo verso la rete del futuro che sarà profondamente diversa da quella attuala basata su grandi dorsali formate da enormi tralicci da 380Kv che collegano i poli produttivi (in buona sostanza le zone dove ci sono le centrali termoelettriche) e i poli di consumo (cioè le grandi città). Le nuove reti, al contrario, nascono per interconnettere tante piccole centrali di produzione, generalmente da fonti rinnovabili e intermittenti, che spesso si trovano all’interno delle zone dove l’energia si consuma come nel caso dei tetti fotovoltaici.
Proprio per questo motivo a creare e gestire le reti intelligenti non sarà Terna, proprietaria della rete nazionale ad alta e altissima tensione, ma Enel Distribuzione, che possiede e gestisce la rete a media e bassa tensione più che sufficiente per instradare la produzione dei piccoli impianti. Piccoli e piccolissimi perchè l’accordo tra il Ministero ed Enel ha alcuni particolari interessanti. Innanzitutto è specifico per l’assolato su dell’Italia: si inizia in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria; poi è concentrato sugli impianti tra i 100Kw e 1 Mw. Quest’ultimo particolare non è da poco, anzi è un messaggio abbastanza chiaro verso i produttori (o aspiranti tali) di energie rinnovabili: il Governo punta sui piccoli impianti e non sui grandi impianti a terra. Un megawat di fotovoltaico, infatti, richiede una superficie compresa tra i tre e i cinque ettari a seconda che i pannelli siano fissi o installati sugli inseguitori solari e, proprio nel sud Italia, ci sono già numerose proteste sugli impianti fotovoltaici di grossa taglia che, a detta di chi non li ama, consumerebbero troppo suolo agricolo vergine.
La nuova rete di produzione e trasmissione dell’energia, quindi, nelle intenzioni del Ministero per lo Sviluppo economico è diffusa e a maglie strette e interconnesse. Per raggiungere questo obbiettivo sono stati messi sul tavolo 77 milioni di euro. Pochi, a dire il vero, ma per ora si tratta solo di far partire una sperimentazione su un sistema che è più teorico che pratico. Il più convinto e tenace sostenitore delle smart grids è, notoriamente, Jeremy Rifkin. Il professore statunitense di economia le ritiene fondamentali per la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che sarà caratterizzata dall’abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi in favore delle rinnovabili, fotovoltaico in testa.
Dopo il salto la lezione tenuta da Jeremy Rifkin all’università di Palermo.
Via | Ministero Sviluppo economico
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Smart grids: inizia la sperimentazione al sud Italia
Eureka! Ambiente e Energia: il Concorso sui cambiamenti climatici per i ragazzi delle scuole
Dell’importante ruolo della comprensione e della formazione ai fini della risoluzione dei problemi ambientali si parla sempre e si fa molto poco. Specialmente all’interno delle scuole nel nostro paese. In effetti, se raffrontate alla realtà di Stati completamente differenti – basti citare l’esempio di Cuba, in cui la raccolta differenziata rientra a pieno titolo tra gli obblighi scolastici – si possono ravvisare tutte le pecche del nostro sistema educativo. Per quest’ordine di ragioni, dunque, viene salutata con entusiasmo l’iniziativa portata avanti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nell’ambito dei progetti per la diffusione della cultura scientifica sulla base della legge 6/2000 che, fino alla fine di febbraio, dà la possibilità ai ragazzi delle scuole di potersi inserire nel dibattito globale sui cambiamenti climatici attraverso la partecipazione ad un concorso ad hoc: Eureka! Energia e Ambiente.
Realizzando un elaborato in formato multimediale – previo esame del CD Eureka scaribile da Internet – , infatti, i ragazzi avranno la possibilità di conoscere e, poi, di esporre il proprio personalissimo punto di vista sulla questione dei cambiamenti climatici proponendo misure contro la crescita incontrollata della domanda energetica e, in genere, sullo sviluppo di una maggiore sostenibilità nazionale.
Al bel progetto, realizzato dall’Associazione Culture and Science con la collaborazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas e della Terna Spa, hanno aderito l’ENEA, il GSE, la Federutility, l’Acquirente Unico e la Filca Biocasa. Insomma: se gli esperti in materia non sanno più a che santo votarsi per le nuove idee , ben vengano le proposte delle giovani leve ….
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