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Sperimentazione animale, la LAV scende in piazza

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Lav contro la sperimentazione animale e test cosmetici La LAV scende in piazza per la raccolta firme nei week-end del 17–18 e del 24-25 marzo 2012. L’occasione servirà a raccogliere firme per due eventi distinti: ottenere emendamenti rigorosi al recepimento della Direttiva 2010/63UE sulla vivisezione e lo stop definitivo ai test cosmetici su animali.

Le cifre che riguardano il commercio di animali destinati ai laboratori scientifici sono da capogiro:

Ogni anno nei laboratori italiani si mandano a morte circa 900 mila animali, che salgono a ben 12 milioni nell’Unione Europea: morti inaccettabili, rifiutate da un numero crescente di cittadini informati, sensibili ed esigenti tanto sul piano etico che sul piano scientifico.

Due le date che potrebbero invertire la tendenza: il 10 novembre 2012 e gennaio 2013. Dunque tra meno di 10 mesi Governo e Parlamento dovranno allinearsi comn le leggi comunitarie in materia. La Lav propone perciò due emendamenti che riguardano il divieto di sperimentazione dal vivo e divieto di allevamento di animali da laboratorio. Per il 2013, invece, l’Europa è chiamata a regolamentare i test cosmetici su animali, data che potrebbe slittare in avanti di 10 anni lasciando così in commercio shampoo, deodoranti e rossetti testati prima su topi, coniglie e scimmie.

Per la guida ai cosmetici non testati su animali andate qui, mentre sul sito della LAV tutte le piazze in cui ci saranno i banchetti informativi con la possibilità di aderire alle due campagne.

Sperimentazione animale, la LAV scende in piazza

Liberalizzazioni governo Monti: in allarme i Comitati per l’acqua pubblica

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giù le mani dall'acqua pubblicaL’acqua pubblica non piace. C’è poco da fare: il prezioso liquido che sgorga dai rubinetti casalinghi fa gola e non solo agli assetati, ma anche ai politici. Motivo per cui il Forum italiano dei movimenti per l’acqua lancia una nuova raccolta firme (qui la petizione on line), per impedire che le norme abrogate nel referendum del 12 e 13 giugno 2011 sbuchino nuovamente sotto forma di decreto.

Scrivono i Comitati:

A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Liberalizzazioni governo Monti: in allarme i Comitati per l’acqua pubblica

ENERGY MANAGER “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”

Start: 9 Gen 2012 18:15 Start: 9 Gen 2012 18:15 Corso On-Line di 40 ore Compiti e funzioni Tipo:

Vladimir Luxuria: la trasgressione è senza pelliccia

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Vladimir Luxuria invita a non comprare pellicce

E’ vero: il pelo non fa donna e la trasgressione non richiede la pelliccia. Vladimir Luxuria è la testimonial della nuova campagna di Animalisti italiani Onlus nata per salvare gli animali da pelliccia.

Ogni anno come sottolinea Walter Caporale presidente dell’associazione sono uccisi:

un miliardo di visoni, ermellini, volpi, zibellini, cani, gatti, conigli produrre pellicce o inserti e risvolti per giacconi, guanti, cappelli, doposci, cappotti, giacche. Dopo la nostra petizione, pochi mesi fa l’Unione Europea ha fatto un piccolo, ma importante, passo avanti con l’approvazione del Regolamento UE 1007/2011 che ha introdotto l’obbligo, dall’8 maggio 2012 di etichettatura di tutti i capi con pelliccia, piume o pelle, che devono riportare la dicitura “Contiene parti non tessili di origine animale”.

Spiega Luxuria:

Sono orgogliosa di essere la testimonial di una grande Associazione come gli “Animalisti Italiani Onlus”, per l’amicizia che mi lega a loro e agli animali. Non è un caso se 15-20 anni fa al Muccassassina, di cui avevo la direzione artistica, fui la prima a vietare le pellicce nel guardaroba suscitando scandalo e reprimende. Ho voluto prestare la mia immagine prima di partire per la mia lunga esperienza per l’Honduras: gli animali non possono aspettare! Non comprate pellicce: si può essere belle senza indossarle!

Dopo il salto il video promo di Luxuria.

Vladimir Luxuria: la trasgressione è senza pelliccia

Emissioni: UE pensa di fissare i tagli anche dopo il 2020

Allo stato attuale l’obiettivo che l’ Unione Europea si è posta per il 2020 è il taglio delle emissioni al 20% . Sono in molti però a credere che non sia sufficiente, e così Günther Oettinger , il commissario europeo per l’Energia, ha proposto di cominciare a discutere anche di cosa accadrà nel periodo successivo, fino al 2030, ed oltre. In particolare la richiesta di Oettinger è di realizzare una tabella di marcia che arrivi fino al 2050, la quale dovrebbe iniziare ad essere vincolante entro il 2014.

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Emissioni: UE pensa di fissare i tagli anche dopo il 2020

Breve guida all’architettura bioclimatica e case passive

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Nel rispetto degli obiettivi dell’Unione Europea, di riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo energetico, la sostenibilità dei progetti edilizi è un tema che dobbiamo affrontare. Ma in che modo? Prima di tutto gestendo le risorse in modo sostenibile, che ci permetterebbe quanto meno di ridurre l’impatto ambientale. Le tecniche di costruzione alternative, aumentano la sostenibilità dei processi costruttivi, dobbiamo solo entrare in confidenza con le tecnologie disponibili e approfondire la nostra conoscenza sui diversi metodi da utilizzare. Ad esempio, quando parliamo di costruzioni sostenibili ci riferiamo solitamente ad edifici che osservano una serie di caratteristiche quali:

  • Utilizzo di materiali rinnovabili, riciclati e certificati
  • Utilizzo di materiali che hanno un costo energetico basso
  • Riduzione dell’utilizzo dell’acqua attraverso l’utilizzo di acqua piovana e il suo riuso
  • Bassa manutenzione dell’edificio
  • Riduzione dell’inquinamento
  • Rispetto e preservazione dell’ambiente
  • Utilizzo di tetti verdi
  • Accesso al trasporto pubblico
  • Efficienza energetica
  • Architettura Bioclimatica

Quest’ultima disciplina è relazionata con lo studio del clima applicato alla struttura, con lo scopo di migliorare le condizioni di comfort dell’uomo, attraverso strategie progettuali, nella considerazione delle differenze climatiche per ciascun territorio e della sua integrazione nel rispetto del paesaggio esistente.

L’architettura bioclimatica infatti studia le caratteristiche del sito, come clima, vegetazione, topografia e composizione geologica del suolo, per minimizzare l’energia di cui un edificio ha bisogno e per creare un ambiente più confortevole adatto ai modi e allo stile di vita di chi lo abita. Il suo compito è quello di occuparsi dello sfruttamento dell’energia solare, sia con sistemi attivi che passivi, e di questi ultimi vediamo come è regolata la progettazione.

Una casa passiva consuma pochissima energia, rendendo possibile l’eliminazione dei sistemi tradizionali di riscaldamento. Il bisogno di energia primaria per il raffreddamento e il riscaldamento non eccede i 15kWh/m² anno, il che significa che consuma almeno 10 volte meno dei molti tradizionali edifici. Questo è reso possibile dall’alta qualità del loro isolamento, con tenuta stagna di porte e finestre.

I suoi consumi totali inoltre (includendo raffreddamento, riscaldamento, ventilazione, produzione di acqua calda domestica, illuminazione e altre applicazioni) non deve eccedere i 120kWh/m² annui. La scelta dei materiali, in questo caso, è fondamentale, poiché determineranno il comfort degli abitanti captando il calore o preservando il freddo oltre che economizzare l’energia grazie alla loro capacità di isolamento, di inerzia e via dicendo. L’utilizzo di energia rinnovabile, infine, è facoltativo, ma tuttavia può essere utilizzata per ottimizzarne le prestazioni.

Questi edifici sono progettati in modo che l’orientamento dell’edificio, come le sue parti interne approfittino il più possibile del guadagno solare, che poi non deve interferire nei periodi estivi. In quest’ultimo caso vengono installati sistemi di ombreggiamento. Un tipico esempio può essere il brise-soleil, che viene installato sulla facciata sud sopra le finestre o le vetrate.

L’orientamento delle aperture è concentrata a sud, per captare il massimo del calore e della luce e qui si trova il salotto. Cucina e camera da letto sono poste a est o ovest. A nord invece vi sono gli adibiti a garage, lavanderia, vano scale, bagni e entrata.

Gli unici svantaggi di una casa passiva potrebbero essere la manutenzione della tenuta stagna delle aperture, per eliminare il problema di perdite di calore. I costi, invece, arrivano al 6% in più rispetto a quelli sostenuti per la costruzione di un edificio tradizionale, una questione di costi iniziali, visto che i costi energetici diminuiranno considerevolmente.

Video | You Tube

Breve guida all’architettura bioclimatica e case passive

Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

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Durban e i suoi accordi sul clima sono stati un fallimento

La follia planetaria che si è appena rappresentata a Durban si è conclusa. Per 15 giorni 17mila delegati di governo e ONG in rappresentanza di 190 paesi hanno non si sa bene fatto cosa se alla fine di tutto questo circo la risposta è stata: riparliamone nel 2015. Nel mentre i delegati sono saliti a bordo di migliaia di aerei spandendo ulteriormente quell’inquinamento che tanto si cerca di contrastare. Con calma però.

L’intesa a Durban in merito agli accordi di riduzione delle emissioni di CO2 arriva oltre l’extremis: ben 36 ore dopo la chiusura dei negoziati. Un vero e proprio atto di diplomazia internazionale targato Unione europea che non costringe la stampa a mettere la parola fallimento nei titoli e che lascia aperto uno spiraglio, ma piccolo piccolo di discussione. In sostanza se ne riparlerà nel 2015 con il nuovo Protocollo di Kyoto 2 che entrerà in vigore dal 2020. Di fatto l’accordo racchiude una sfilza di promesse di riduzione delle emissioni. Promesse appunto che non è detto si traducano in azioni in grado di contenere entro 2 gradi centigradi il riscaldamento globale del Pianeta.

Il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e in vigore dal 2005, è ad oggi il solo trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Imposta gli obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) per circa 40 paesi industrializzati, con l’eccezione degli Stati Uniti che non lo hanno ratificato così come Cina, India e Brasile. I paesi in via di sviluppo, per la verità non furono proprio inclusi mentre nel frattempo si sono sviluppate le economie dei BRIC ossia paesi dalle economia in forte espansione e che non vogliono essere penalizzati dagli accordi di riduzione delle emissioni. Perché ricordo il binomio caro ai Paesi industrializzati: più emissioni di gas serra=più produzione di merci. La crescita dei BRIC è sostenuta da tanta energia a basso costo: per ora quella più inquinante perché ottenuta dal carbone.

A Durban, in sostanza si è deciso per un secondo periodo di accordi della durata tra i 5 e gli 8 anni (ma deve ancora essere fissato). Mancano all’appello Canada, Russia e Giappone che hanno rifiutato di rinnovare l’accordo per cui senza di loro le nuove regole si applicheranno solo al 15% delle emissioni globali.

E veniamo alla posizione dell’Unione europea che in cambio di un nuovo secondo periodo di impegni definito Kyoto 2 ha chiesto che venga delineata una nuova “road map” che però coinvolga tutti i paesi. Un accordo da firmare entro il 2015 con l’entrata in vigore dal 2020. Questo quadro è stato definito come «un protocollo, un altro strumento giuridico o una soluzione concordata di forza giuridica», formulazione sufficientemente ampia per un consenso a Durban ma diciamo neanche troppo impegnativa per questo e che dovrà essere specificata entro il 2015.

E veniamo al salvadanaio per ora vuoto del Fondo verde già ideato alo scorso summit a Cancun. I paesi che hanno sottoscritto l’accordo hanno promesso di versare in totale 100miliardi di dollari ogni anno e fino al 2020 ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. promesse, appunto che per ora nessuno verificherà.

Via | TF1
Foto | Cop17

Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

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Lampade a fluorescenza compatta con differenti temperature

Dopo aver analizzato i criteri che ci consentono di avere un’illuminazione efficiente e dunque a basse emissioni di CO2 e con considerevole risparmio sulla bolletta energetica, passo ad analizzare le caratteristiche dei nuovi tipi di lampadine con i criteri per ottimizzare risparmi e emissioni.

Facciamo innanzitutto due brevi considerazioni:

  • L’illuminazione domestica ha un peso rilevante sui consumi energetici: la quota annua di energia elettrica consumata in Italia è superiore a 7 miliardi di chilowattora, corrispondente a circa il 13 % del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico e l’80% dell’illuminazione è obsoleta e non efficiente.
  • I Paesi membri dell’Unione Europea, per ridurre impatto ambientale e consumo energetico, nel 2009 hanno messo al bando progressivamente i prodotti meno efficienti, imponendo il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C, ove le vecchie lampadine a incandescenza sono classificate come D, E o F.

Uno dei parametri più importanti, nella scelta delle lampade a basso consumo è l’efficienza luminosa che è si esprime in lumen/watt: il parametro definito dal rapporto tra il flusso luminoso emesso (in lumen) e la potenza elettrica assorbita (in watt). Questo parametro definisce il rendimento e di seguito i consumi energetici. Ad esempio, le vecchie lampade ad incandescenza, le più diffuse nel civile hanno una bassissima efficienza: una lampadina da 150 watt emette circa 2.000 lumen, ovvero 2.000:150 = 13 lumen per ogni watt assorbito.

Dopo il salto i valori e l’analisi delle diverse lampadine.

Osserviamo i seguenti valori:

Tabella efficienza luminosa

Le lampade fluorescenti sono caratterizzate da un’alta efficienza luminosa e si dividono in tubolari e compatte e hanno una buona resa cromatica . Contengono piccole quantità di mercurio e per questo vanno smaltite con la raccolta differenziata.

Le lampade tubolari hanno un’efficienza luminosa che varia da 50 a 120 lumen/Watt, una vita media che varia da 10.000 a 24.000 ore e sono indicate per un’illuminazione prolungata. Il risparmio energetico è mediamente quello del 75% rispetto alle vecchie lampade ma è necessario un alimentatore poiché non sono direttamente collegabili alla rete elettrica.

Le lampade a fluorescenza compatte hanno un’efficienza luminosa da 50 a 75 lumen/watt e consentono di ridurre circa il 70% dei consumi di energia elettrica rispetto a quelle ad incandescenza con flusso luminoso pari (una da 20-25 watt ne sostituisce una da 100 watt). Hanno una durata che varia da 6.000 a 15.000 ore, a seconda del tipo e dell’uso, e rispettano le classi energetiche A e B. Sul mercato le possiamo trovare in varie forme e misura e rispondono alle esigenze sia in ambito domestico sia in ambito professionale.

Le lampade alogene, dal punto di vista ambientale contribuiscono all’abbattimento delle emissioni del gas serra: possiedono una buona efficienza luminosa (15-25 lumen/watt), consumano il 30% -50%, in meno rispetto alle lampadine tradizionali e hanno una vita media intorno alle 2.000 ore. I requisiti che soddisfano sono quelli delle classi di efficienza D, C e B ed emettono una luce bianca, con un’ottima resa dei colori. Ve ne sono di due tipi: a bassissima tensione, che richiedono un trasformatore, e a tensione in rete, che possono essere installate direttamente.

Le lampade ai vapori di sodio hanno un’elevata efficienza luminosa e vi sono quelle ad alta pressione possiedono un’efficienza luminosa di 70-150 lumen/watt e una vita media di 12.000-20.000 ore, e quelle a bassa pressione, che hanno un’efficienza maggiore, 125-200 lumen/watt. Entrambe sono impiegate soprattutto per l’illuminazione stradale e danno economicità in fase di esercizio, in cui, però, non è richiesta alcuna qualità alla luce emessa.

Nel settore per esterni (ad esempio la luce dei semafori) ed interni si stanno diffondendo sempre più l’utilizzo dei LED (Light-Emitting Diodes, diodi ad emissione di luce), per via della loro elevata efficienza luminosa, di durabilità e di risparmio energetico. La loro efficienza è pari alle lampade fluorescenti compatte, 50-60 lumen/watt (120 lumen/watt per quelli di ultima generazione ), ma hanno una durata maggiore (fino a 100.000 ore). Inoltre non contengono né mercurio né piombo e possono essere smaltite tra i rifiuti indifferenziati.

Sottolineo tuttavia che questa tecnologia del futuro è ancora costosa e non illumina intensamente un ambiente, oltre al fatto che il Ministero della Salute ha valutato la questione dei possibili rischi derivanti dal loro utilizzo, con la conseguente volontà di sostenere un approfondimento tecnico-regolamentare : l’ideazione di sistemi che non permettano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led per evitare l’abbagliamento e i controlli degli apparecchi immessi sul mercato.

Foto | Filckr

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

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Lampade a fluorescenza compatta con differenti temperature

Dopo aver analizzato i criteri che ci consentono di avere un’illuminazione efficiente e dunque a basse emissioni di CO2 e con considerevole risparmio sulla bolletta energetica, passo ad analizzare le caratteristiche dei nuovi tipi di lampadine con i criteri per ottimizzare risparmi e emissioni.

Facciamo innanzitutto due brevi considerazioni:

  • L’illuminazione domestica ha un peso rilevante sui consumi energetici: la quota annua di energia elettrica consumata in Italia è superiore a 7 miliardi di chilowattora, corrispondente a circa il 13 % del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico e l’80% dell’illuminazione è obsoleta e non efficiente.
  • I Paesi membri dell’Unione Europea, per ridurre impatto ambientale e consumo energetico, nel 2009 hanno messo al bando progressivamente i prodotti meno efficienti, imponendo il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C, ove le vecchie lampadine a incandescenza sono classificate come D, E o F.

Uno dei parametri più importanti, nella scelta delle lampade a basso consumo è l’efficienza luminosa che è si esprime in lumen/watt: il parametro definito dal rapporto tra il flusso luminoso emesso (in lumen) e la potenza elettrica assorbita (in watt). Questo parametro definisce il rendimento e di seguito i consumi energetici. Ad esempio, le vecchie lampade ad incandescenza, le più diffuse nel civile hanno una bassissima efficienza: una lampadina da 150 watt emette circa 2.000 lumen, ovvero 2.000:150 = 13 lumen per ogni watt assorbito.

Dopo il salto i valori e l’analisi delle diverse lampadine.

Osserviamo i seguenti valori:

Tabella efficienza luminosa

Le lampade fluorescenti sono caratterizzate da un’alta efficienza luminosa e si dividono in tubolari e compatte e hanno una buona resa cromatica . Contengono piccole quantità di mercurio e per questo vanno smaltite con la raccolta differenziata.

Le lampade tubolari hanno un’efficienza luminosa che varia da 50 a 120 lumen/Watt, una vita media che varia da 10.000 a 24.000 ore e sono indicate per un’illuminazione prolungata. Il risparmio energetico è mediamente quello del 75% rispetto alle vecchie lampade ma è necessario un alimentatore poiché non sono direttamente collegabili alla rete elettrica.

Le lampade a fluorescenza compatte hanno un’efficienza luminosa da 50 a 75 lumen/watt e consentono di ridurre circa il 70% dei consumi di energia elettrica rispetto a quelle ad incandescenza con flusso luminoso pari (una da 20-25 watt ne sostituisce una da 100 watt). Hanno una durata che varia da 6.000 a 15.000 ore, a seconda del tipo e dell’uso, e rispettano le classi energetiche A e B. Sul mercato le possiamo trovare in varie forme e misura e rispondono alle esigenze sia in ambito domestico sia in ambito professionale.

Le lampade alogene, dal punto di vista ambientale contribuiscono all’abbattimento delle emissioni del gas serra: possiedono una buona efficienza luminosa (15-25 lumen/watt), consumano il 30% -50%, in meno rispetto alle lampadine tradizionali e hanno una vita media intorno alle 2.000 ore. I requisiti che soddisfano sono quelli delle classi di efficienza D, C e B ed emettono una luce bianca, con un’ottima resa dei colori. Ve ne sono di due tipi: a bassissima tensione, che richiedono un trasformatore, e a tensione in rete, che possono essere installate direttamente.

Le lampade ai vapori di sodio hanno un’elevata efficienza luminosa e vi sono quelle ad alta pressione possiedono un’efficienza luminosa di 70-150 lumen/watt e una vita media di 12.000-20.000 ore, e quelle a bassa pressione, che hanno un’efficienza maggiore, 125-200 lumen/watt. Entrambe sono impiegate soprattutto per l’illuminazione stradale e danno economicità in fase di esercizio, in cui, però, non è richiesta alcuna qualità alla luce emessa.

Nel settore per esterni (ad esempio la luce dei semafori) ed interni si stanno diffondendo sempre più l’utilizzo dei LED (Light-Emitting Diodes, diodi ad emissione di luce), per via della loro elevata efficienza luminosa, di durabilità e di risparmio energetico. La loro efficienza è pari alle lampade fluorescenti compatte, 50-60 lumen/watt (120 lumen/watt per quelli di ultima generazione ), ma hanno una durata maggiore (fino a 100.000 ore). Inoltre non contengono né mercurio né piombo e possono essere smaltite tra i rifiuti indifferenziati.

Sottolineo tuttavia che questa tecnologia del futuro è ancora costosa e non illumina intensamente un ambiente, oltre al fatto che il Ministero della Salute ha valutato la questione dei possibili rischi derivanti dal loro utilizzo, con la conseguente volontà di sostenere un approfondimento tecnico-regolamentare : l’ideazione di sistemi che non permettano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led per evitare l’abbagliamento e i controlli degli apparecchi immessi sul mercato.

Foto | Filckr

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

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Lampade a fluorescenza compatta con differenti temperature

Dopo aver analizzato i criteri che ci consentono di avere un’illuminazione efficiente e dunque a basse emissioni di CO2 e con considerevole risparmio sulla bolletta energetica, passo ad analizzare le caratteristiche dei nuovi tipi di lampadine con i criteri per ottimizzare risparmi e emissioni.

Facciamo innanzitutto due brevi considerazioni:

  • L’illuminazione domestica ha un peso rilevante sui consumi energetici: la quota annua di energia elettrica consumata in Italia è superiore a 7 miliardi di chilowattora, corrispondente a circa il 13 % del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico e l’80% dell’illuminazione è obsoleta e non efficiente.
  • I Paesi membri dell’Unione Europea, per ridurre impatto ambientale e consumo energetico, nel 2009 hanno messo al bando progressivamente i prodotti meno efficienti, imponendo il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C, ove le vecchie lampadine a incandescenza sono classificate come D, E o F.

Uno dei parametri più importanti, nella scelta delle lampade a basso consumo è l’efficienza luminosa che è si esprime in lumen/watt: il parametro definito dal rapporto tra il flusso luminoso emesso (in lumen) e la potenza elettrica assorbita (in watt). Questo parametro definisce il rendimento e di seguito i consumi energetici. Ad esempio, le vecchie lampade ad incandescenza, le più diffuse nel civile hanno una bassissima efficienza: una lampadina da 150 watt emette circa 2.000 lumen, ovvero 2.000:150 = 13 lumen per ogni watt assorbito.

Dopo il salto i valori e l’analisi delle diverse lampadine.

Osserviamo i seguenti valori:

Tabella efficienza luminosa

Le lampade fluorescenti sono caratterizzate da un’alta efficienza luminosa e si dividono in tubolari e compatte e hanno una buona resa cromatica . Contengono piccole quantità di mercurio e per questo vanno smaltite con la raccolta differenziata.

Le lampade tubolari hanno un’efficienza luminosa che varia da 50 a 120 lumen/Watt, una vita media che varia da 10.000 a 24.000 ore e sono indicate per un’illuminazione prolungata. Il risparmio energetico è mediamente quello del 75% rispetto alle vecchie lampade ma è necessario un alimentatore poiché non sono direttamente collegabili alla rete elettrica.

Le lampade a fluorescenza compatte hanno un’efficienza luminosa da 50 a 75 lumen/watt e consentono di ridurre circa il 70% dei consumi di energia elettrica rispetto a quelle ad incandescenza con flusso luminoso pari (una da 20-25 watt ne sostituisce una da 100 watt). Hanno una durata che varia da 6.000 a 15.000 ore, a seconda del tipo e dell’uso, e rispettano le classi energetiche A e B. Sul mercato le possiamo trovare in varie forme e misura e rispondono alle esigenze sia in ambito domestico sia in ambito professionale.

Le lampade alogene, dal punto di vista ambientale contribuiscono all’abbattimento delle emissioni del gas serra: possiedono una buona efficienza luminosa (15-25 lumen/watt), consumano il 30% -50%, in meno rispetto alle lampadine tradizionali e hanno una vita media intorno alle 2.000 ore. I requisiti che soddisfano sono quelli delle classi di efficienza D, C e B ed emettono una luce bianca, con un’ottima resa dei colori. Ve ne sono di due tipi: a bassissima tensione, che richiedono un trasformatore, e a tensione in rete, che possono essere installate direttamente.

Le lampade ai vapori di sodio hanno un’elevata efficienza luminosa e vi sono quelle ad alta pressione possiedono un’efficienza luminosa di 70-150 lumen/watt e una vita media di 12.000-20.000 ore, e quelle a bassa pressione, che hanno un’efficienza maggiore, 125-200 lumen/watt. Entrambe sono impiegate soprattutto per l’illuminazione stradale e danno economicità in fase di esercizio, in cui, però, non è richiesta alcuna qualità alla luce emessa.

Nel settore per esterni (ad esempio la luce dei semafori) ed interni si stanno diffondendo sempre più l’utilizzo dei LED (Light-Emitting Diodes, diodi ad emissione di luce), per via della loro elevata efficienza luminosa, di durabilità e di risparmio energetico. La loro efficienza è pari alle lampade fluorescenti compatte, 50-60 lumen/watt (120 lumen/watt per quelli di ultima generazione ), ma hanno una durata maggiore (fino a 100.000 ore). Inoltre non contengono né mercurio né piombo e possono essere smaltite tra i rifiuti indifferenziati.

Sottolineo tuttavia che questa tecnologia del futuro è ancora costosa e non illumina intensamente un ambiente, oltre al fatto che il Ministero della Salute ha valutato la questione dei possibili rischi derivanti dal loro utilizzo, con la conseguente volontà di sostenere un approfondimento tecnico-regolamentare : l’ideazione di sistemi che non permettano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led per evitare l’abbagliamento e i controlli degli apparecchi immessi sul mercato.

Foto | Filckr

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico